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Un Dio capovolto | Monsignor Lauro Tisi | TEDxTrento


la parola dio ha spesso alimentato

conflitti guerre violenza

altre volte anche attivato stati d’animo

di paura e di angoscia come pure non

raramente ha portato a evadere dalla

la vicenda umana di gesù di nazareth e

racconta di un dio capovolto un dio che

frantuma il concetto di onnipotenza e lo

riorganizza attorno alla dimensione

della mitezza e quando dico mitezza

intendo quello stato d’essere per cui

uno gioise del fatto che esistono gli

altri quello stato di vita quella

predisposizione a far sì che l’altro

viva che l’altro esista addirittura che

l’altro abbia più spazio addirittura di

me che grazie all’altro io esisto e

senza l’altro non c’è niente di me e

senza l’altro mi disintegro e allora

dentro la dimensione della mitezza e

chiaro che l’altro è un compagno di

viaggio mai un competitor è un amico e

non un avversario

alla luce di questa riorganizzazione del

concetto di onnipotenza come mitezza

come gioia per resistere

ecco che allora anche il credere nel dio

di gesù di nazaret è un’operazione

estremamente esistenziale un’operazione

che coinvolge la vita la storia è un

atto di concretezza che ha il suo dna la

sua struttura portante attorno alla

dimensione della passarsi per cui

credere incredibilmente a un fare è un

portarsi sul terreno dell’altro è un

portarsi al livello dell’altro è un

rendersi uguali è l’operazione più

difficile e proprio rendersi uguali e

portarsi sul terreno dell’altro con la

gioia di sentire che l’altro è la mia

adrenalina la mia

forza è la mia vita e concretamente

diamo un nome a questo abbassarsi vuol

dire attivare la dimensione

dell’ascoltare del dialogare della

solidarietà che non vanno declinate

però come un impegno etico come un

impegno per far del bene ma vanno

attivate come condizione esistenziale

per cui il abbassarsi al livello

dell’altro gioire per l’esistenza

dell’altro

non è un’operazione etica di buon cuore

è la condizione per poter gustarsi la

vita perché vedete il laghetto di

narciso è un laghetto che custodisce la

morte quando leggo ingrandisce se stesso

si dilata a un certo punto sente

soltanto l’eco della propria parola

l’eco delle proprie sensazioni

l’eco delle proprie performance ed è

terribile quando l’unica parola che ti

ritorna alla tua quando l’unica

sensazione alla tua quando l’unica

operazione legittima è quella che fai

tu è terribile e quindi quando leggo

leggo diventa eco leggo divora se stesso

implode e si viva e si devasta si

frantuma e allora mi piace pensare che

l’esperienza credente è una profonda

operazione di umanizzazione è

un’operazione ben essere un’operazione

benessere il rischio grande ad

intraprendere l’esperienza credente come

un’operazione etica non etica e

operazione di benessere è scoperta

della grande potenzialità che ha il mio

lasciarmi ferire dal volto dell’altro e

per quanto l’altro possa ferirmi meglio

ferito dall’altro che distrutto dal

laghetto di narciso dove ci sono io io

io la mia solitudine

io la mia angoscia io e la mia morte e

allora alla luce di tutto questo mi

piace pensare al divino quello narrato

dalla vicenda concreta umana storica di

gesù di nazaret come a un umano che

raggiunge il suo vertice

per cui per me è divino è quando

l’umano si fa perdonare

si fa amore per il nemico si fa

gratuità assoluta quando l’umano

addirittura riesce a mettere in gioco

perfino l’esistenza quello umano per me

il divino quindi non c’è più un

opposizione tra umano e divino come

siamo soliti pensare dire umano e dire

l’opposto da dino no dire umano è dire

è parlare di divino c’è una soluzione

di continua tra umano e divino c’è uno

scambio un interagire continuo per cui

dentro il divino io trovo l’umano dentro

l’umano trovo il divino per cui

risalendo l’umano arrivo al divino e se

trovo il divino essendo all’umano

a me piace tantissimo a questa

prospettiva di ridefinizione del volto

di dio attorno alla categoria dell’umano

mi piace tantissimo pensare a questa

idea della mitezza come forza come

energia

mi piace tantissimo pensare che l’esodo

da me in ascii armi incontrare dagli

occhi dalle mani dal volto dell’altro

non è un’operazione che mi impoverisce

ma che mi arricchisce e veramente mi

pare di una straordinaria attualità

percepire che questo dio dà qualità

l’umano dà spessore umano rendere umano

profondamente interessante e

profondamente vincente e allora vorrei

proprio spezzare una lancia anche per

una ridefinizione passando per questa

realtà dell’umanità di gesù una

ridefinizione anche nel concetto proprio

del credere dove il credere non è

un’operazione che coinvolge la

dimensione intellettiva

non è una operazione che coinvolge la

dimensione emotiva ma è un fare è un

fidarsi è un fidarsi dell’operazione

dell’affidarsi al volto dell’altro

riconoscendo che quel volto è la mia

forza con le vina tornino i volti ad

abitare la vita tornano i volti a

definirmi perché io sono l’altro in

questa prospettiva

vorrei riprendere anche il fatto che

viene verificata la vita del credente

anche a livello evangelico da una pagina

che io dico una pagina estremamente

laica estremamente poco religiosa come

la pagina di matteo 25 avevo fame e mi

hai dato da mangiare avevo sete mi hai

dato da bere

questa pagina definisce il credere sul

terreno proprio dell’esistenza sul

terreno della storia della concretezza

della storia ea me è veramente intriga

molto pensare un dio che è uscito da

sé si è portato al mio livello

ha frequentato il mio terreno si è

inabissato nel mio terreno in tutte le

sue dimensioni e ha bisogno di

interagire con me questo è l’altra

grande scoperta e novità un dio che ha

bisogno di interagire con me nella

categoria del bisogno normalmente noi

non la portiamo sul terreno di dio ma

noi possiamo portarla tranquillamente

sul terreno di dio perché quando si

tratta della mare la marea nel

riferimento all’altro il suo elemento

decisivo e portante il bisogno di chi

ama non è indigenza non è povertà non

è inadeguatezza il bisogno di chi ama e

forza sopraffina perché quando io dico

ho bisogno di te non faccia

un’affermazione di debolezza ma faccia

un’affermazione estremamente di potenza

e di forza ed è bellissimo pensare che

il dio cristiano non si vergogna di dire

io ho bisogno perché è il dio

dell’amore al dio dell’uscita il dio

dell’esodo e per me amare vuol dire

questo portarsi sul terreno dell’altro

farlo vivere e sentire che se vive lui

esisto viceversa se cancello lui

cancello anche me e allora mi pare

estremamente interessante invitarvi a

entrare in questa dimensione della

prospettiva dell’umano di gesù di

nazaret

perché

a questo punto lo posso dire sei umano

se sì sei umano se ti rende vulnerabile

sei umano se hai il coraggio di

lasciarsi ferire sei umano se ha il

coraggio di ripartire dopo una ferita

sei umano

se non ti fa paura lasciarti ferire non

sei più umano cominci a implodere

cominci a disgregarsi quando la paura ti

attanaglia l’unica prospettiva che ti

resta è quella di ingrandire te stesso

l’unica prospettiva che ti resta è

quella della performance di affidarti

alla performance alla giocata solitaria

a te stesso e quando uno è affidato a

se stesso è morto non è vivo

penso forse di aver dato un piccolo

contributo a ripensare dio è un

piccolissimo assaggio un piccolissimo

contributo per cui son contento del mio

dio capovolto

spero che lo possano incontrare anche

altri e magari su questo terreno

iniziare un discorso di umanizzazione di

cui abbiamo estremo bisogno

grazie [Applauso]

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