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Terra promessa | Fernando Tizzi | TEDxManciano


da ragazzo ho vissuto quello che era

le tradizioni lusi i modi di coltivare

la terra di coltivare gli animali e di

colpe di come trasformare i nostri

prodotti

poi negli anni sessanta è venuto 70 è

venuto questo grande cambiamento di

evoluzione di di cose più moderne e

maggiormente è stato l’uso della

chimica anticrittogamici antiparassitari

e l’uso di macchine potenti quello che

vuole dire è quello che ho conosciuto

che nelle epoche

di quando era giovane la terra si può

dire che veniva accarezzata da

dall’agricoltore veniva lavorata avuto

una profondità piccola in modo che

l’utilizzo di quello che gli animali con

gli escrementi lasciavano nel terreno

poi era fertilizzante e rende la terra

fertile per produrre poi cereali ed

altri prodotti

il nostro territorio aveva una tecnica

di lavorazione abbastanza omogenea quasi

tutti gli agricoltori facevano più o

meno le stesse cose

c’era un proverbio che dice va a casa

per quanto stai vigna per quanto baby e

terra per quanto vedi in modo voleva

dire che la gestione del territorio non

fosse tanto sobbalzata come oggi no oggi

purtroppo si decide di mettere la vigna

se ne mette a centinaia di ettari

poi dopo dieci anni la vigna non va più

bene ci mette le nocciole a centinaia

letteri e domani non andranno quelle si

ricorderà le radici proprio del

territorio il sistema di come utilizzare

questo territorio perché secondo me il

valore è di utilizzare quello che il

territorio è come l’uomo un insegnante

va a scuola

l’operaio l’ingegnere disdegna la casa

la terra ai suoi limiti e quindi non

scavalcarne mai i limiti della terra

l’insegnamento avuto da giovane è che

l’uomo nella terra ci viveva in simbiosi

si potrebbe dire faceva parte del suo

essere la terra quindi la la la

coltivava con cura

io mi ricordo che quando veniva seminato

un campo venivano fatti solchi che

avrebbero accompagnato dall’acqua al

fosso c’era cura del fosso c’era cura

degli animali gli animali

sono dei periodi dove potrebbero star

liberi nei campi e dove dovevano essere

nei ricoveri la grande e io lo chiamate

definita la regina degli animali in

maremma è stata la pergola perché poi

la pecora è stata quella che ha portato

la gente in questo territorio di maremma

fine degli anni sessanta si veniva tutti

da eredi transumanti che venivano

dall’appennino quindi la cultura della

pastorizia è è dentro il nostro dna si

può dire e la cultura della pastorizia

era quella che poi aveva dato a quella

grande cultura dell’agricoltura perché

rispetto degli animali poi voleva dire

anche il rispetto del territorio ormai

era la cosa affascinava affascinava a

tutti io ho poi ho conosciuto questo

periodo nelle quali i tecnici ci

consigliavano che di dare concimi

chimici

mi ricordo che c’era una volta uno mi

disse vedi fernando se tu dal terreno

prendi 30 quintali di grano 30 quintali

di grano dentro il cavo cioè il ferro

insomma tutte quelle sostanze che il

grano ha portate via dalla terra per far

questo prodotto che ci rimetti cimetti

concimi e l’anno dopo tiri da 30

quintali di grano e invece non è così

ci siamo accorti che fino che il grano

era frutto della terra è frutto di quel

passaggio degli animali che io lo

definì lo scarto di lavorazione degli

animali quel prodotto che ti pignata la

terra era salubre era genuino si può

dire poi invece continuamente concimi

chimici diserbanti antiparassitari il

terreno come dire se avvelenato e quindi

ce lo rivende in qualche modo io ho

sempre detto che la natura

se la offendi si vendica non è che la

natura si vendica siamo noi che ci

facciamo

rivendicare poi un’altra cosa che ho

notato è che ora dopo 50 anni si sta

riallacciando erano re i semi prima

degli anni sessanta i semi erano semi

curati dall uomo sempre per innesti

senza avere subito bombardamenti di

trasformazione quindi quegli alimenti

noi il nostro nostro organismo aveva con

vedere nei secoli assimilati da sempre

non creavano allergie

con questi strumenti soprattutto che per

dargli sempre più così mi avevano

abbassato lo spero che fossero più

bassi così potevi da più concime che

non si allettavano poi sul mercato

questi prodotti hanno dato dei problemi

perché oggi si sente tante persone

intolleranti vii ac intolleranti al

glutine entrare dati alle farine perché

quelle non so naturali perché quella è

la chimica la rese come dire in un certo

senso quasi nocive all’essere umano al

nostro modo di assorbirle queste queste

sostanze e questo secondo me la

prospettiva dovrebbe essere quella di in

qualche modo si usa dire fare un passo

indietro

in questo modo forse vi dicono un passo

né perché si va troppo verso

allontanarsi da quello che che la natura

e i nostri avi attraverso tante

selezioni hanno dato la natura non può

essere più naturale sarebbe un’utopia

dire che si vive con le bacche o co o

con le erbe selvatiche

se siamo se siamo evoluti

se l’uomo è voluto dall’età della

pietra da oggi qualche cosa deve

cambiare anche nel rapporto con la terra

ma questo non vuol dire non rispettarla

perché se noi con la terra cita un

rapporto di amicizia di d

la terra poi a noi ci renderà

quell’affetto diciamo che li cita ma se

noi saremo violenti col territorio poi

la terra ce lo rivende questa violenza

ma allora bisognerà fa qualche passo

indietro modo che cece riva da

riconoscere l’importanza della

pastorizia sul territorio che è la cosa

principale perché l’uomo il primo

animale che ha allevato e che

addomesticate la perla quindi vuol dire

che anche milioni di anni fa già

avevano concepito il valore di questo

animale la pecora in animale che dà la

carne latte il formaggio pero consumi

dentro anche dopo un anno e che dà

anche da vestiti la lana quindi a un

animale complesso nel territorio e poi

lo scarto di lavorazione lo lascia nel

terreno e quindi di creare un humus e

saprà meno in un certo senso declivio

dell’acqua della terra perché se la

terra è ricca di humus e l’acqua delle

piogge e la portano via meno rapporto

dell’agricoltore sul territorio deve

ritornare in qualche modo per forza ad

essere come dire può curare le piante

avere amore per le piante nei campi le

siepi purtroppo è stato tolto troppo i

nostri avi quando si sporcavano lo

facevano proprio qui in simbiosi con la

terra quindi avevano rispetto delle

pietre del legno e delle piante perché

ora qui non si vede più quello che

c’era ma io lo posso lì in ogni campo

in ogni appezzamento di terreno

c’erano alberi di tutte le qualità che

servivano alberi da foglia che servivano

per gli animali durante periodi di

siccità dettaglia le piante fa mangiare

la foglia all’animale poi c’erano alberi

da frutto

voi vi posso dire che qui in questi

territori cent’anni fa la frutta c’era

365 giorni l’anno senza frigoriferi

perché c’erano varietà di di peri

innestati che da iniziavano da giugno e

finiva in a novembre con quelle con

quelle stagionali che duravano fine ma

finora fine maggio c’era la frutta

quindi vorrei concludere dicendo che sia

al progresso ma con molta attenzione

perché se ci si allontana troppo dai

dai nostri fondamenti dalle nostre basi

progredire con più attenzione in modo

che ci possa permettere di progredire

dilazionando il progresso in un tempo

maggiore in modo che che ci si possa far

seguirlo se io do documentare i tre

quintali cinque quintali di conoscerlo

in un ettaro di terreno poi quello lì

riparte va anche nel fiume

quindi c’è un inquinamento anche più

dei fiumi del mare se questo territorio

aveva una cultura che erano gli animali

o il grano in un certo modo se si carica

troppo di culture intensive vigna

snoccioli o qualsiasi altra cosa poi la

pioggia nel fiume ci porterà quello che

trova nella terra quindi secondo me è

molto da fare molta attenzione a questi

aspetti insomma credo che di avervi

detto qualcosa di quello che so potrei

parla molto di più per tre ore e

allargare come si dice il concetto di

quello che è il nostro ambiente perché

poi io parlo dell’ambiente

non parlo solo dell’agricoltura perché

quando dico che se si usa troppi troppi

insetticidi poi finiscono gli insetti

che si è guardato ieri che ci hanno

seguito per secoli a fianco dell’uomo

per darci il miele le api che è un

frutto che sa sembrerebbe immediato ma

tutti quegli altri impollinatori poi se

ci fossero noi finirebbe la nostra

esistenza quindi

l’ambiente a di tutti poi non è che è

dei contadini e quello che io voglio

esporre mi voglio esporre con la forza

di di conservare l’ambiente

principalmente perché al di fuori di

lì ci siamo

come dire tutti i fritti se l’ambiente

cede come sta accedendo perché l’italia

poi è una foglia con troppa acqua frana

dappertutto

queste sono le conseguenze

dell’abbandono della collina e della

montagna

sennò la gente no non trova un qualche

cosa che lo solidifica a ritornare nella

collina e della montagna tra pochi anni

l’italia sarà come l’impasto quasi

tutta acqua frana tutto siamo siamo a

questi livelli e questo so per tutti

insomma va bene vi ringrazio dell’attenzione

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