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L’acqua nel cibo | Marta Antonelli | TEDxVicenza


mi occupo di acqua dal 2008 dal giorno

in cui mia sorella mi regala un libro

bellissimo e che mi cambia la vita

le guerre dell’acqua di vandana shiva

oggi sono qui per parlarvi della

relazione tra acqua e cibo una relazione

complessa problematica troppo spesso

sottovalutata ma prima di fare questo

devo fare un passo indietro dal 1950

siamo entrati nell’antro pace né l’era

geologica caratterizzata dalla

trasformazione dall’intervento massiccio

dell’uomo sul pianeta che lo sta

alterando a livello territoriale

atmosferico e idrologico profondamente

alcuni dei cambiamenti in atto nel

antropocene sono irreversibili prima tra

tutti il cambiamento climatico che non

è soltanto un fenomeno ambientale ma

che ha implicazioni molto forti sociali

politiche economiche il cambiamento

climatico è stato collegato infatti all

insorgere di conflitti alle migrazioni

di intere popolazioni

e anche a fenomeni come quello delle

acquisizioni di terra su larga scala

un fenomeno che quando avviene in

negazione del diritto umano prende il

nome di land grabbing cioè di

accaparramento di terra il pianeta è

letteralmente ricoperto di acqua ma solo

lo 0,001 per cento di quest’acqua che

ricopre il pianeta è disponibile per

l’uso umano

il resto infatti acqua salata oppure si

trova allo stato solido o non è

direttamente accessibile l’acqua inoltre

distribuita nel panetta in maniera

estremamente diseguale

troviamo infatti che quasi il 70 per

cento delle riserve di acqua dolce sono

concentrati e soltanto in 13 paesi del

mondo i problemi idrici hanno radici

diverse da una parte troviamo un tipo di

scarsità che alla sua radice nella

mancanza di acqua in un territorio

questo tipo di scarsità colpisce una

persona su cinque sul pianeta e appunto

si verifica quando la quantità di acqua

in un’area non riesce a soddisfare i

bisogni della popolazione che la abitano

generalmente questo tipo di scarsità si

trova in paesi che sono largamente

dipendenti dalle importazioni di cibo e

tra poco scopriremo perché c’è un

altro tipo di scarsità un tipo di

scarsità molto più preoccupante della

precedente perché avviene in contesti

di povertà e che colpisce una persona

su quattro sul pianeta

questo tipo di scarsità e radicata

nelle condizioni sociali economiche e

istituzionali che precludono l’accesso

all’acqua parte della popolazione

perché è preoccupante perché non

avere accesso all’acqua il diritto

all’acqua negato un diritto quello che

dovrebbe essere che è un diritto umano

significa non poter uscire dalla

trappola della povertà

per questo deve preoccuparci ancora di

più l’agricoltura è il cuore del

problema

l’elefante nella stanza questo perché

il 70 per cento dell’acqua dolce che

preleviamo è appunto dedicata alla

produzione di cibo e di beni agricoli in

generale questa percentuale sale molto

in paesi aridi o semi aridi fino ad

arrivare ad oltre il 90 per cento

l’agricoltura è inoltre un settore

importante anche dal punto di vista

dell’impatto delle emissioni è infatti

il secondo settore che mette più

gas serra nell’atmosfera quindi è

proprio qui che dobbiamo andare ad

analizzare e capire il problema ma

poiché l’agricoltura ci nutre e qui che

dobbiamo anche andare a cercare le

negli ultimi 100 anni la popolazione è

cresciuta in modo esponenziale ma ancora

di più è cresciuto il consumo di acqua

ad un tasso che è pari a più del

doppio di quello della crescita della

popolazione

questo perché abbiamo modificato

profondamente il modo in cui viviamo in

particolare abbiamo modificato il nostro

consumo di cibo e al modificare le

nostre abitudini alimentari la nostra

dieta abbiamo allargato la nostra

impronta idrica pro capite a livello

individuale abbiamo bisogno infatti di

circa 2 litri per dissetarci di acqua

tra i 30 ei 50 per l’uso domestico ma

ogni giorno ognuno di noi ha bisogno di

almeno 2.000 litri di acqua per mangiare

questo perché l’acqua è un input di

produzione è fondamentale nella

produzione di cibo in tutte le fasi

della filiera in particolare nella prima

la fase sul campo la coltivazione e

questa l’intuizione che ha avuto toni al

professore del king’s college e il mio

supervisor di dottorato nel chiamare

questa acqua acqua virtuale perché

un’acqua non più visibile all’interno

del cibo ma che effettivamente è stata

utilizzata per produrlo a tipi di

alimenti diversi corrispondono impronte

idriche diverse abbiamo bisogno infatti

di circa un metro cubo di acqua per

produrre 1.000 calorie vegetali ma

abbiamo bisogno di cinque metri cubi di

acqua per produrre 1.000 calorie animali

però fermarci a guardare l’ampiezza

dell’impronta idrica non è abbastanza

perché ciò che determina la

sostenibilità di un prodotto non è

soltanto il volume di acqua contenuto in

modo virtuale al suo interno ma è il

rispetto della vocazione di un

territorio

il rispetto

delle pratiche agricole sostenibili il

contesto in cui è avvenuto e questo che

va a determinare la sostenibilità o

meno del prodotto che portiamo sulle

quello che vedete era il lago di aral un

lago tra kazakistan uzbekistan che negli

ultimi trent’anni abbiamo quasi

interamente prosciugato per produrre il

riso e cotone destinato all’export

questo lago ha raddoppiato la sua

concentrazione salina

negli ultimi 30 anni è diminuito il

volume delle sue a che di qui circa 15

metri

il commercio il commercio agricolo il

commercio di cibo in particolare

stabilisce una relazione una relazione

tra me che mangio è il paese in cui la

produzione agricola ha avuto luogo

questo commercio questo legame

invisibile mi rende anche vulnerabili a

crisi libri che che possono colpire i

paesi apparentemente lontani ma che

possono ad andare influenzare il mio

approvvigionamento di cibo quindi la mia

capacità di mangiare determinati tipi

di alimenti ad esempio in europa il 40

per cento della nostra impronta idrica

alimentare proviene da paesi

extraeuropei e alcuni di questi sono

paesi estremamente vulnerabili dal punto

di vista idrico mettendo a repentaglio

intere filiere ad esempio quella del

riso del cotone o della soia di fronte a

questo scenario come si prospetta il

la risposta che mi sono dato è questa

se noi non cambiamo le cose non

cambieranno anzi peggioreranno perché

tra 30 anni saremo in 10 miliardi su

questo pianeta

otto persone su dieci vivranno in città

vivere in città significa distaccarsi

progressivamente dal cibo vivere una

sorta di alienazione da chi l’ha

prodotto da come è stato prodotto dalla

stagionalità dalla vocazione di un

territorio perché abbiamo a

disposizione tutto in qualsiasi momento

dell’anno

ed è proprio allora da qui che dobbiamo

ripartire

io credo per costruire un futuro diverso

prima di tutto è importante ripensare

l’agricoltura

l’agricoltura del futuro deve produrre

meglio quindi con più efficienza e con

meno con meno risorse e importante dal

punto di vista politico dare gli

strumenti investire negli agricoltori

nella loro formazione nel dare accesso

alle tecnologie perché effettivamente

possano aiutarci a transitare verso

modalità di produzione più sostenibili

in particolare i piccoli agricoltori da

cui dipende la nostra sicurezza

alimentare i politici hanno anche un

altro grande dovere quello di smettere

di sussidiare produzioni agricole che

sono dannose per l’ambiente e che spesso

non vanno neanche nella direzione degli

obiettivi di salute pubblica e noi siamo

quello che mangiamo

quindi è importante che loro prendono

questo impegno a chi fa ricerca

l’impegno non soltanto di continuare a

lavorare per migliorare la conoscenza ma

anche di favorire la comprensione

cercando di non aver paura di occasioni

belle ed emozionanti come quella di oggi

favorendo quindi la comprensione delle

persone delle persone che come cittadini

e come consumatori i consumatori di cibo

hanno un grandissimo potere il potere di

influenzare chi il cibo lo produce

chiedendo tracciabilità chiedendo

trasparenza chiedendo responsabilità

prima di lasciarvi voglio dirvi

un’ultima cosa c’è una una teoria che

ipotizza che tra due persone in

qualsiasi punto del pianeta esista una

quello che vi chiedo è di condividere

le idee che avete ascoltato oggi e di

chiedere la vostra rete di fare

altrettanto perché in questo modo mi

avete aiutato a trasformare la

conoscenza in consapevolezza che credo

sia all arma di costruzione di massa o

più potente che abbiamo grazie

[Applauso] [Musica]

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