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Perché credere nella ricerca scientifica anche quando sembra inutile | Luca Perri | TEDxVarese


Traduttore: David Mammano Revisore: Michele Gianella
Ogni anno, il 10 dicembre,
nella sala dei concerti di Stoccolma,
il non più giovanissimo Re di Svezia
conferisce a persone tendenzialmente non più giovanissime
forse il più prestigioso tra i premi esistenti,
ovvero il Premio Nobel.
[Il] Premio Nobel lo conoscerete più o meno tutti:
c’è per la fisica, per la chimica, per la medicina, per la letteratura,
c’è anche quello per la pace che viene dato in Norvegia,
c’è quello per l’economia, non c’è quello per la matematica,
a Nobel pare non stessero molto simpatici i matematici.
Come dargli torto, tra l’altro!
Ma il problema qual è?
È che questo premio io non lo posso vincere, sostanzialmente.
Mi sono guardato allo specchio, ho detto:
guarda le tue effettive capacità, guarda il tuo regime alimentare,
a quell’età non ci arriverai mai.
Quindi ho dovuto… (Risate)
ho dovuto pensare a qualcosa di nuovo, a un altro premio.
L’ho trovato, è bellissimo, è il premio Ig Nobel,
esiste davvero, viene assegnato ogni anno
alle ricerche più strane, divertenti e persino assurde.
Ed è una cerimonia veramente elegante,
una cerimonia a cui sto davvero cercando di partecipare.
Questo è un articolo dell’anno scorso in cui io e un mio collega
abbiamo trovato una corrispondenza
fra il tasso di tentati suicidi in 28 nazioni nel mondo
e la messa in onda di “Grey’s Anatomy”.
Ora la… la corrispondenza c’è davvero,
non li abbiamo inventati i dati, vi invito a leggere lo studio.
Purtroppo, l’articolo inspiegabilmente
non ha ancora attirato l’attenzione che meritava, però dita incrociate.
Ora, quello che dicevamo appunto: i premi igNobel.
La domanda, però, che vi voglio fare è questa:
questi premi vengono assegnati da Harvard,
cioè non proprio i primi passati per strada.
I premiati vengono poi portati al M.I.T. di Boston,
anche qui un istituto abbastanza prestigioso,
e qui gli viene concesso di esporre le proprie idee.
La domanda è:
perché Harvard e il MIT di Boston
perdono tempo, soldi e un sacco di risorse
per premiare le dieci ricerche più pazze dell’anno,
per premiare gente che va a ritirare il premio
con una tavoletta del water in testa
o costruendo delle protesi per vivere come le capre-
giuro, questo era un premio di quest’anno.
Ora cerchiamo di analizzare qualcuno di questi premi,
cerchiamo di darci una risposta.
Queste sono delle aringhe, le avrete riconosciute,
le aringhe stanno nuotando in banco.
Perché le aringhe nuotano in banco?
Tendenzialmente perché qualcosa le sta attirando tutte nella stessa direzione.
Voi prendete un gadget di “Star Wars”, buttatelo da un lato,
tutti gli astrofisici staranno andando in quella direzione.
Se prendete della luce o del cibo,
le aringhe si muovono tutte in quella direzione,
ma lo fanno anche per difendersi dai predatori.
Io, squalo grande, vedo un’aringa singola, la prendo, la mangio.
Se vedo tante aringhe, magari ci penso sopra
perché la prendo come una balena, un enorme pesce palla -insomma, fate voi.
Ora, il punto è che noi sappiamo da tantissimo tempo
che le aringhe nuotano in banco, e anche perché,
ma non sapevamo come si muovessero in banco.
Come si muovono in banco?
Lo abbiamo scoperto da poco: la prima aringa, Capo Aringa,
si muove, decide di andare verso destra
e fa una puzzetta.
La seconda aringa – non me lo sto inventando, funziona davvero così –
la seconda aringa percepisce il suono ad alte frequenze
delle bollicine create nell’acqua,
quindi capisce che Capo Aringa è andato a destra,
va anche lei a destra, a sua volta fa le sue cose e così via.
Le aringhe si muovono in banco in questo modo:
premio per la biologia del 2004 per aver reso noto
che le aringhe, apparentemente, comunicano con le flatulenze,
termine tecnico ma insomma, quello stiamo..
Comunque non vedo l’entusiasmo che avrei voluto,
quindi partiamo (Risate) passiamo a un altro premio.
Chi di voi ha dei cani, un cane?
Perfetto.
Chi di voi, oltre al cane, ha una bussola?
Niente: cani e bussole sono incompatibili.
Perfetto.
Fatevi prestare nel caso una bussola,
portate il vostro cane in un prato
e osservatelo attentamente mentre fa i bisognini.
Che cosa scoprirete?
Una cosa bellissima, non so se ve ne siete mai resi conto:
il 95% dei cani fa i propri bisogni allineando l’asse del proprio corpo
con l’asse nord-sud.
Il 5% che non lo fa sono cani più giovani, più anarchici, poi col tempo si allineano.
(Risate)
Questa cosa è il premio per la biologia del 2014
per aver attentamente documentato 5.500 prove
che i cani, quando fanno i loro bisogni.
preferiscono allineare l’asse del proprio corpo
con il campo magnetico terrestre, in direzione nord-sud.
Noi lo sapevamo delle api,
che sentissero il campo magnetico terrestre,
delle formiche; delle anatre; non lo sapevamo dei cani.
È stupido saperlo?
Mica troppo, perché in realtà i cani li usiamo per ricerca e soccorso,
quindi quando c’è una valanga o un terremoto,
si perdono i segni per capire dove si è, si perde l’orientamento.
Sapere che il cane sa puntare nord,
e lo saprà fare sempre,
perché se lo sa fare nel momento del bisogno
lo saprà fare anche in generale,
potrebbe anche avere una sua utilità.
Ma se non vi entusiasma neanche il cane, parliamo di polli.
Cosa succede a un pollo che finisce in un tornado?
Tendenzialmente muore male,
muore spennato, è importantissimo.
Cosa succede?
Che nell’Ottocento nasce quest’idea bellissima,
i proprietari dei pollai vedono un sacco di polli spennati per terra
e quindi si chiedono:
Posso capire quanto fosse forte il tornado
dal numero di polli spennati che trovo per terra?
In pratica, il pollo spennato
è una buona unità di misura per la potenza di un tornado?
Se lo chiedono, all’inizio si danno anche risposta affermativa a questa cosa
solo che le prove che fanno a fine ‘800
è prendere dei polli, infilarli nei cannoni, spararli in aria,
però non tenevano conto dell’esplosione che tendenzialmente fa anche quello.
Quindi, un secolo dopo circa, arriva un altro fisico
che decide di prendere dei polli
e gettarli nelle gallerie del vento per vedere che cosa succede,
e scopre che non è una buona unità di misura.
Perché?
Perché il pollo,
un po’ come la lucertola che perde la coda quando gliela tirate,
il pollo, in situazioni di stress,
dilata i pori della pelle e fa scivolare via le penne.
Perché? Perché se il cane di prima.
che ha appena finito di fare i suoi bisogni,
guardando a nord vede passare un pollo, tenta di azzannarlo per caso.
E cosa succede?
Che azzanna tendenzialmente il piumaggio.
Il pollo in situazioni di stress rilascia le piume, e zompetta via felice.
Il cane rimane con solo le piume in bocca.
Questo è un meccanismo di difesa.
Ma un tornado solleva un pollo, perché il pollo pesa due chili e mezzo,
sia che il tornado sia forte sia che sia debole.
Il pollo, per la prima volta in vita sua, prova l’ebrezza del volo,
è tendenzialmente stressato e quindi perde le piume a prescindere:
non è una buona unità di misura.
Premio per la meteorologia del ’97 per il suo studio
“Lo spennamento di un pollo come misura della velocità di un tornado”.
Ma parliamo di spaghetti:
chi di voi spezza mai gli spaghetti, prima di cuocerli?
La porta è lì.
(Risate)
Un cuoco sarà morto,
io mi vedo Cannavacciuolo con una sincope in questo momento.
Ora, cosa succede, facciamo un esperimento mentale:
prendete degli spaghetti,
prendete uno spaghetto per le estremità e provate a chiuderlo in cerchio.
Cosa succede?
Si rompe in… tre!
Qualcuno mi dice tre perché, in effetti, non si rompe in due:
lo spaghetto si rompe tendenzialmente in tre o quattro parti,
narrano le cronache fino a dieci –
a me non è mai successo, e ne ho spezzati tantissimi.
Questo fenomeno ha turbato tantissimo un premio Nobel per la fisica,
personcina abbastanza intelligente, Richard Feynman,
che ha spezzato spaghetti per anni
cercando di capire il perché di questa cosa.
Non l’ha mai capito – momento tristezza –
ma se non l’ha capito Richard Feynman, perché dovremmo capirlo noi?
Questa è una bella domanda!
Perché noi abbiamo una cosa che Richard Feynman non aveva,
tendenzialmente ne abbiamo due:
abbiamo dei supercomputer per fare delle simulazioni
e abbiamo le fotocamere per il ralenti, quelle delle moviole delle partite.
Cosa succede?
Se voi spezzate davanti a una di queste fotocamere uno spaghetto
vedete che lo spaghetto raggiunge una curvatura limite
e a un certo punto si spezza.
Ce lo aspettiamo, perfetto.
Cosa succederà ai due pezzi in cui l’ho rotto io?
Dovrebbero tendenzialmente ritornare dritti per i fatti loro.
In realtà non avviene. Perché?
Perché nel momento in cui lo spezzate voi,
partono due onde
che percorrono i due frammenti in cui voi avete rotto lo spaghetto
e queste onde continuano a far curvare lo spaghetto,
addirittura lo fanno curvare il 50% in più di quanto lo avete piegato voi all’inizio,
quindi lo spaghetto si rompe a sua volta in due,
voi lo spezzate in due,
in realtà avete quattro pezzi.
Entusiasmo per questa cosa.
(Risate)
Quando un fisico scopre una cosa del genere
vuole capire qual è la legge che regola questa cosa.
La legge sono delle leggi di Kirchhoff per la dinamica delle barre sottili,
immagino che voi tutti le conosciate.
Vedo proprio gente convinta.
Ora, perché ci interessa questa cosa?
Tendenzialmente non ci interessa,
ma se io vi dicessi che la stessa cosa regola la rottura dei piloni di un ponte
o del DNA quando si superavvolge troppo nel nucleo delle cellule?
Forse questo è un po’ più importante.
Premio per la fisica del 2006 per la loro analisi che spiega
come mai gli spaghetti crudi, se piegati, tendono a rompersi in più parti.
Ma parliamo di giapponesi, giapponesi fortissimi nei premi Ig Nobel –
e dovremmo farci due domande a prescindere..
Muffa ameboide, Physarum polycephalum,
è una muffa che va pazza per i fiocchi d’avena, perché dolci,
quindi i giapponesi si sono posti la domanda che ci porremmo tutti:
le muffe sanno risolvere i puzzle?
Puzzle all’inglese, enigmi.
Cos’hanno fatto?
Hanno costruito un labirintino, ci hanno messo un sacco di muffa e hanno aspettato.
La muffa si espande cercando i nutrimenti, cercando lo zucchero,
all’ingresso e all’uscita del labirinto hanno messo dei fiocchi d’avena.
Dopo qualche ora, la muffa non stava più su tutto il labirinto,
ma solo sulla strada che dall’ingresso portava all’uscita del labirinto.
Perché?
Perché ha creato una catena di trasporto dello zucchero.
Questo è il premio per le scienze cognitive del 2008,
ma lo stesso team ha vinto un secondo Ig Nobel
ed è l’unico team nella storia a vincerlo.
Ha disposto sul tavolo dei fiocchi d’avena – lo avrete riconosciuto sicuramente:
questa è la disposizione di Tokyo e delle città della provincia di Tokyo,
ha preso un Godzillone di muffa,
l’ha piantato su Tokyo e l’ha fatto espandere.
Che cosa succede?
Che la muffa si espande e a un certo punto,
vedete queste venuzze gialle
che si iniziano a creare fra un fiocco e l’altro?
Che cosa vi inizia a sembrare, quest’immagine?
Prendete la rete dei trasporti ferroviari di Tokyo e provincia,
sovrapponetele e la sovrapposizione sarà quasi perfetta.
Non perfetta perché la rete costruita dalla muffa in 26 ore
è migliore di quella umana fatta in più di un secolo.
Quindi, le muffe sono più intelligenti degli ingegneri?
Se chiedete a un fisico la risposta è una sola,
ma non lo possiamo dire, quindi no,
(Risate)
sono più efficienti nel cercare lo zucchero.
Il problema qual è?
È che se io insegno a un computer a fare questa cosa,
quindi a prevedere matematicamente lo spostamento di una muffa,
gli sto insegnando a creare
delle reti di trasporti, delle reti neurali, delle reti elettriche.
Ma qualcuno pensa che un tumore vascolarizzi,
quindi si muova e crei dei vasi sanguigni per rubare il sangue all’ospite
nello stesso modo in cui la muffa sviluppa questi pseudo-poda,
cioè questi tentacolini.
Questo era il premio per la pianificazione dei trasporti del 2010,
ma siamo partiti con una domanda molto semplice:
perché Harvard spende dei soldi in questa cosa?
Il motto è
“Ricerche che prima fanno ridere la gente e poi la fanno riflettere”,
riflettere sul fatto che nella scienza si parte dalla curiosità
e si arriva a cose invece molto più complesse
e a utilizzi delle nostre soluzioni insperati.
Il mio lavoro partiva costruendo telescopi sul vulcano
e a un certo punto ci siamo accorti
che con questi telescopi potevamo studiarci il vulcano stesso,
quindi da telescopi dello spazio a telescopi veri.
Questo, tra l’altro, lo possiamo fare
solo grazie all’aiuto di aziende del territorio,
quindi si smuove anche l’economia.
Quando la gente mi dice:
“Perché dovrei credere nella scienza, in questi studi inutili?”.
la mia risposta di solito è: “Conosci i premi Ig Nobel?”
(Applausi)
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