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“Nuove forme: il nuovo significato di Design” | Silvia Remotti Stefano Anfossi | TEDxAlessandria


l’altro giorno ho sul tram e ho

incontrato un’amica di mia madre che non

vedevo da un po di tempo e come sempre

accade in queste situazioni

a un certo punto è scattata la fatidica

domanda ma tu che lavoro fai

cosa fai di bello nella vita ecco questa

è la classica domanda che mi mette in

imbarazzo non tanto perché mi vergogno

del lavoro che faccio ma perché è

sempre molto complicato spiegare cosa

come e perché faccio il mio lavoro

quindi a questa domanda ho sempre due

possibili risposte pronte

la prima che per tagliare corto e dire

che lavoro in banca che se pur vero che

a volte nel mio lavoro collaboro con

delle banche diciamo che una pura bugia

la seconda che la verità e dire che

sono una designer

ecco a questa mia affermazione

solitamente tutti ma proprio tutti mi

dicono ma che bello ma disegni casa

oggetti

io devo spiegare che in realtà sono una

designer di servizi e che mi occupo di

innovazione e principalmente di

innovazione sociale e quindi a questa

fine a questa mia affermazione c’è solo

da sperare che presto la fermata in cui

devo scendere per non evitare di cadere

in situazioni imbarazzanti diciamo

perché stefano perché rivivete non

capita mai io non credo tram

no non perché non mi piace a prendere

il tram anzi tutt’altro è proprio per

evitare di entrare queste situazioni

così imbarazzanti e poi comunque quando

mi capita io di solito me la cavo

dicendo sono un architetto che un

mestiere ben identificabile no cioè

tutti sanno che cosa fa l’architetto

anche se anche per me non è che sia

proprio la verità tutt’altro anzi io

non è che mi possa identificare in

quello che gli architetti fa e poi

silvia lo sai io posso essere molto

noioso e su questo è d’accordo anche

abbiamo reggente della scuola perché

potrei improvvisare lì per lì una

conferenza un paio d’ore che tra una

fermata e l’altra quindi la capolinea

capolinea più che altro parla inizia a

parlare da come l’uomo primitivo era

già biologicamente

designer perché tutte le volte che ha

affrontate cercato di cambiare il

contesto che lo circondava agito è

pensato da designer per poi arrivare a

disquisire su quello che è il senso del

design e giorni nostri

per lei stefano io credo che qui il

tempo ce l’abbiamo se passi la soluzione

quella agricola con la cognitiva arrivi

direttamente al post industriale forse

dovremmo farcela

forse comunque l’ha voluto ne devo fare

devo fare il noioso è diciamo che ai

giorni nostri quando si parla di design

a tutte le persone anche all’amica della

mamma diffida vengono in mente dei begli

oggetti oggetti desiderati da molte

persone e credo anzi spero di non

offendere nessuno dicendo che negli

ultimi vent’anni

il design molto spesso è stato usato

come leva di marketing come leva

strategica per far scegliere le persone

un oggetto piuttosto che un altro ma in

realtà noi crediamo che la qualità

principale del design non sia quella di

generare forme ma sia quella in realtà

di affrontare e cercare si spera di

risolvere di risolvere dei problemi pd

un design che se prima si interessava a

generare delle forme e quindi a portare

dei prodotti tangibili sul mercato oggi

invece incomincia a occuparsi di modelli

sistemi servizi che cercano di

affrontare quelli che sono i problemi

del giorno di oggi del giorno d’oggi

quindi qualcosa di intangibile dal

design tangibile degli oggetti al design

intangibile dei servizi questo modo di

pensare il design è stato teorizzato e

nominato in vari modi forse quello più

conosciuto silvia è quello usato dagli

avere cariche è il design thinking

ecco cosa dovrei spiegare l’amica di mia

madre design thinking è un processo

creativo e decisionale che mette insieme

gli strumenti critici creativi del

design con i metodi delle scienze umane

col fine ultimo di arrivare a soluzioni

innovative anche partendo da problemi

molto complessi quindi anche ai suoi di

problemi della vita di mia madre

essendo un po c’è un processo che

mette al centro la persona e il suo

contesto socio economico culturale porta

arrivare soluzioni che rispondano i

reali bisogni e desideri dell’individuo

anche se noi impatto preferiamo avere

una visione un pochino più aperta della

cosa è parlare di bisogni della

comunità e anche dell’ambiente

il design thinking è un processo che

non utilizza solamente le capacità

razionali ma anche quelle relazionali

come l’empatia e l’intuito non stefano

no sui topi stava immaginando to sul

tram che cerchi di spiegare il design

thinking all’amica di parmigianità

omaggiano si aggiungendo inoltre la

complicazione dell’ambito in cui noi

applichiamo questo questo approccio che

è l’ambito l’ambito dell’innovazione

sociale

sì sì forse qui adesso è meglio dire

chi siamo e che cos’è per noi

l’innovazione sociale

allora noi ci chiamiamo opaco design

collaborativi e crediamo nel potenziale

del design e dell’educazione per

promuovere e incentivare l’innovazione

sociale lavorare nel campo

dell’innovazione sociale per noi vuol

dire progettare quei sistemi servizi

prodotti anche perché no e modelli che

risolvono quelli che sono i problemi del

giorno d’oggi in una maniera più

sostenibili da un punto di vista sociale

ambientale e anche economico di quelle

che sono le soluzioni che ci sono oggi

sul mercato quindi un’innovazione che si

basa proprio su processi che ricercano

la sostenibilità ambientale e sociale

un classico esempio

beh direi forse una cosa in più che

l’innovazione sociale si differenza da

quella classica tradizionale generata

dal mercato perché se quest’ultima

cerca l’obiettivo principale è avere il

massimo profitto l’innovazione sociale

invece mira ad avere la massima

innovazione sociale economica e

ambientale

un classico esempio sono i servizi di

mobilità condivisa e tutti vediamo

sempre di più nelle nostre città e

delle nostre aree suburbane sistemi e

servizi che cercano di rispondere

radicalmente in maniera diversa a quello

che sono i bisogni della mobilità dico

radicalmente

in maniera diversa rispetto a quelli che

sono i servizi di trasporto tradizionale

perché in realtà pongono al centro la

persona e la persona è utente e

erogatore del servizio al tempo stesso

quindi in questo in questo modo di

vedere il design

il design è uno strumento di sostegno

allo sviluppo di politiche sociali

proprio per la sua capacità di mettere

al centro i bisogni di una società o di

una comunità di riferimento con la

quale si sta lavorando è di coinvolgere

in un processo creativo e partecipativo

tutti gli attori che devono partecipare

alla soluzione di questo problema e io

credo silvia che questo approccio

creativo e partecipativo sia proprio una

caratteristica di fatto esatto parliamo

un po di più di cos’è pacco come è

nata allora pacco è una design

collaborative la prima e forse ancora

l’unica design collaborativa al mondo

abbiamo la medaglia perché ci teniamo a

dire che siamo una design collaborativi

perché sia nel modo in cui siamo nati

che nel modo in cui operiamo

tutto è basato sulla collaborazione e

la condivisione di idee conoscenza una

struttura che si auto disegnata

attraverso una serie di incontri con le

persone che non interessante quello che

dicevamo insomma l’obiettivo la posta

pirla e veloci anche obiettivo con lui

era comunque quello di lavorare in nuovi

ambiti del design attraverso una

struttura nuova che rispondesse hai

bisogno di armi è nata quindi parco

design collaborati una struttura aperta

e orizzontale fondata sul rapporto fra

gli individui individui che noi

chiamiamo powers che sono appunto i

membri di paco persone che portano con

sé conoscenze ed esperienze in diversi

ambiti sia tra le discipline tecniche e

quelle umanistiche infatti impacco non

ci sono solo designer e architetti come

me stefano ma ci sono ingegneri ci sono

sociologi ci sono psicologi un po di

tutto insomma

ecco i rapporti si fondono sempre su una

collaborazione e sul contributo

personale ha un’idea comune a design

collaborative anche un nuovo modo di

progettare testare in primis sui membri

da cui vita stessa

le idee che poi andremo

mentre i nostri clienti insomma le

nostre soluzioni

la design collaborative essendo una

struttura aperta facilità quindi i

processi dal basso di co creazione

prendendo il meglio anche da metodi

differenti senza utilizzare quindi

soluzioni precostituite e approcci

dogmatici questo crediamo che sia

l’unico modo per capire veramente quali

sono i processi collaborativi e per

identificare innovazione veramente

sostenibile

ecco è un approccio che noi utilizziamo

in tutti i nostri progetti in diversi

contesti socio economici culturali e in

italia all’estero quindi con giovani

adulti e bambini adesso stefano vi

spiegherà due dei nostri progetti

sì allora il primo progetto che vi

vogliamo raccontare si chiama design

school for children ed è un contenitore

di iniziative che ha l’obiettivo di

sviluppare le capacità creative e

progettuali organizzative dei bambini e

dei ragazzi

noi lavoriamo con bambini e con i

ragazzi in italia e all’estero anche

addirittura in africa in questi anni

proprio facendo delle attività

didattiche attraverso laboratori e

workshop che riportiamo a usare la loro

creatività trasformando trasformandolo

in progettualità e molto importante

questo processo perché rende i bambini

consapevoli di quella che è la loro

capacità creativa di risolvere i

problemi

il secondo progetto invece che vi

vogliamo raccontare si chiama parti

project che non è un servizio di

organizzazioni feste ma in realtà è un

progetto finanziato dalla comunità

europea attraverso un bando horizon

twenty twenty questo progetto ha

l’obiettivo di aiutare un’etnia

particolare che si chiamano sun

conosciuti qui in italia meglio come i

boscimani sono ritmi e emarginata in

particolare i giovani adulti quindi i

giovani che in questo momento vivono in

aree emarginate del sudafrica e della

namibia su questo progetto lavoriamo su

due su due fronti da un lato lavoriamo

con i giovani adulti attraverso dei

processi di co design in cui cerchiamo

con loro di individuare quelli che sono

i loro desideri i loro bisogni e perché

no anche i loro sogni e cercare di

immaginarsi quello che è il percorso

per arrivare a realizzare quindi un

percorso di autostima e di

consapevolezza per riuscire poi ad avere

queste queste nuove competenze e

riuscire approcciare entrare nel mondo

del lavoro

sull’altro lato invece lavoriamo con

leggi o che sono presenti sul campo e

con loro sempre attraverso un processo

creativo e partecipativo invece

cerchiamo di insegnargli quelli che sono

i processi princi principali del della

fase di facilitazione quindi di aiutarli

a creare il loro approccio al suo design

in maniera tale che poi potranno usare

queste competenze con le attività che

faranno loro direttamente sul campo e

dai stefano ora la registrazione di che

cosa

la registrazione di quello che faccia

così a così una volta che qualcuno mi

chiede che lavoro fai che dico vai a

vedere il video su ted per alexandre

fedex alessandria grazie

[Applauso] [Musica]

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