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Mancanze | Patrizia Spadin | TEDxLecce


vi ricordate chi sono se voi foste

malati di alzheimer no non vi

ricorderete come mi chiamo anche pochi

secondi sarebbero bastati per cancellare

quello che avete appena sentito se voi

foste malati di alzheimer non vi

mancherebbe soltanto il ricordo del mio

nome mi mancherebbe ricordo di quello

che avete mangiato oggi a mezzogiorno di

quello che avete fatto stamattina delle

persone che avete incontrato ieri di

quello che avete studiato un mese fa del

viaggio che avete fatto l’anno scorso

della casa dove avete sempre abitato e

della strada per raggiungerla del lavoro

che sapevate fare del volto della

persona che amava ta e dei figli che

avete avuto io ho dovuto diventare la

memoria di mia madre che prima di

smettere di parlare mi chiamava mamma e

vedete una cosa e amare la propria madre

o il padre e la moglie o nonno e amarla

teneramente tanto da non volerlo

abbandonare in altre mani ma un’altra

cosa e doverla curare e accudire h24

quando non dorme e aggressiva vuole fare

le stesse cose di prima ma non è più

capace non si vuole lavare non sa più

mangiare e in continente vuole uscire

cammina ininterrottamente insulta oppure

piange e non sai perché

urla e non sai perché vuole la madre

morta 50 anni prima e non sai cosa dirle

e ti chiede sempre le stesse cose mille

volte al giorno oppure non parla più

non ti riconosce ha paura di te e tu non

sai capire se sta male o se ha dolore e

le storie di demenza si assomigliano

tutte la demenza sovverte rivoluziona le

esistenze che colpisce di malati e

familiari

siamo fatti di memoria siamo quello che

siamo

per la nostra storia e il tempo che

abbiamo vissuto e cia plasmati e se il

filo della memoria della nostra vita si

rompe e ne rimangono dei pezzi o si

riannodano in maniera casuale

cosa ne è della nostra identità e se

le relazioni d’amore qualsiasi tipo

d’amore sono fatte di memorie condivise

che ne è della relazione se quelle

memorie vengono cancellate se mi viene

tolta la memoria del tempo in cui sono

diventata madre come è successo a mia

madre che ne sarà dell’amore che provo

per mio figlio e sapesse quanti figli ho

incontrato disperati perché la madre

non li riconosce più

quanti mariti o mogli increduli o feriti

a raccontare storie d’amore tenerissime

non più ricordate scomparse dai ricordi

del coniuge ma parlo di emozioni mentre

la demenza è una malattia

certo una malattia bastarda che ruba la

vita nella quale la perdita di memoria

è la caratteristica principale

ma è una malattia con un esordio lento

e subdolo con manifestazioni cliniche

diverse che variano da persona a persona

e spesso a periodi di parziale

equilibrio succedono riacutizzazioni

improvvise catastrofiche che

destabilizzano sempre più il malato e

chi per 24 ore al giorno deve prendersi

cura di lui diventa irraggiungibile per

le vittime dell’alzheimer quello stato

di completo benessere fisico psichico e

sociale che lo ms nel 1948 ha definito

come è stato di salute ebbene sì io ne

faccio una questione di diritti

basta un ritardo nella diagnosi una

mancata terapia un’indennità di

accompagnamento negata una reazione

catastrofica non controllata

la non disponibilità del curante

esperto un ricovero ritardato oppure

inadeguato per destabilizzare

irreversibilmente il fragile equilibrio

di una famiglia colpita dalla demenza e

il malato come qualsiasi individuo ha

necessità per il suo benessere di veder

rispettata la propria volontà mantenute

le proprie scelte i propri convincimenti

per poter vivere anche malato secondo i

propri valori ha diritto di raggiungere

la certezza di non tramutare in tragedia

la vita delle persone amate e la

speranza che la propria malattia non

pesi troppo sulle loro esistenze ha

diritto a non essere stigmatizzato

deriso abbandonato mai curato

maltrattato ma oggi come 31 anni fa

quando ho fondato anima il peso

dell’assistenza e mettiamo ben in chiaro

la tutela dei diritti ricade

sostanzialmente sulle spalle dei

familiari e gli eau volentieri

continua a ricoprire il ruolo di spina

nel fianco del welfare italiana non è

normale che in 30 anni il nostro sistema

di protezione sociale che il nostro

sistema sanitario non abbiano ancora

trovato il modo di farsi carico di 700

mila malati ogni cosa oggi a

disposizione dei malati di alzheimer e

di demenza in genere è stata

conquistata con una battaglia di i’m

petizioni emendamenti sciopero della

fame ricorsi comunicargli da battaglia

per i centri di diagnosi farmaci per la

qualità dell’assistenza per promuovere

i piani

nonostante ciò la presa in carico del

paziente e squisito appannaggio della

famiglia del caregiver che è diventato

tale per caso all’età o con le

esperienze più diverse senza

preparazione senza strumenti né

conoscenze

tutto inizia da una scelta consapevole o

no obbligata o libera

a cui si è spinti forse da

condizionamenti affettivi ambientali

forse da ricatti o imperativi della

morale personale altre scelte non

sembrano possibili e a volte la stessa

posizione anagrafica non consente altre

ipotesi

si tratta in ogni caso di un atto

privato di assunzione di responsabilità

che purtroppo viene fatto in totale

solitudine il caregiver si percepisce

come l’unico garante del benessere del

malato come una sorta di baluardo contro

la morte ed è schiacciato dal peso del

lavoro della fatica della parente

inutilità di quello che si può fare

della responsabilità di vita e di morte

che si impadronisce di lui è così

l’amore l’amore per i coniugi per i

genitori o per un parente diventa una

condanna una condanna a vita troppo

spesso sento dire proprio questo dai

caregiver dei malati sono gli arresti

domiciliari sono in galera questa non è

vita

non credevo di finire così speriamo di

morire presto nella maggior parte dei

casi sono donne quelle che curano in

molti casi sono quarantenni e

cinquantenni che lascia nel mondo del

lavoro per non tornarci mai più figli

onore che decidono di dedicarsi alla

cura del loro caro malato perché

l’economia familiare già vacillante non

può sostenere costi rilevanti come

quelli di una badante regolare o di una

casa di riposo in tanti altri casi la

donna più anziana 60 70 anche 80 anni

la moglie la sorella la cognata alla

quale sembra naturale prendersi cura del

suo caro malato ma poi quando il peso

della cura diventa insostenibile l’aiuto

diventa indispensabile scopre che le

pensioni tutte insieme non possono

sopportare il costo di una badante o di

una retta di ricovero nonostante il

rapporto ms 2012 raccomandi di agire

subito per considerare le

se una priorità sanitaria e sociale e

nazionale in tutti i paesi e per

investire nei sistemi sanitari e sociali

per migliorare l’assistenza e servizi

per i pazienti e ai loro familiari

nonostante al g8 di londra nel dicembre

2013 si sia ribadito che la demenza di

alzheimer rappresenta una priorità

nell’agenda globale per i prossimi anni

e necessita di politiche a sostegno

dell’innovazione dell’assistenza dei

pazienti affetti da demenza nonostante

la recente joint action europea alcol

raccomandi a tutti gli stati membri di

sviluppare una strategia olistica

tridimensionale indirizzata allo

sviluppo di strutture e organizzazioni

assistenziali in italia non ci sono

finanziamenti per il piano nazionale per

le demenze persino la corea dal 2008 ha

un piano finanziato e la francia nel

2009 ha investito 1,6 miliardi di euro

nel piano demenze l’italia invece nel

2016 è ancora ferma alle enunciazioni

di principio che non bastano certo se si

vuole disegnare una politica sanitaria

anzi un welfare degno di una

costituzione che esclude differenze tra

i cittadini e sancisce il diritto alla

cura per tutti deve cessare questa

italia due forse tre velocità nella

quale un cittadino con demenza di matera

ha meno diritti del cittadino con

demenza di milano che a sua volta a meno

diritti del cittadino con demenza che

abita a bologna che a sua volta a meno

diritti di un suo concittadino malato

oncologico deve cessare la delega

strumentale al volontariato

dell’accompagnamento del sostegno alle

famiglie

facciamo comodo perché non costiamo ma

quando si tratta di pianificare o

decidere

allora improvvisamente la nostra

competenza non serve più deve cessare

l’indifferenza che circonda la demenza

quell’indifferenza che ha indotto 30

anni i governi a rispondere sempre non

ci sono soldi

come se i numeri della demenza non

facessero gridare all’emergenza come se

il problema nel suo complesso non

rappresentasse una gravissima ipoteca

una bomba innescata in attesa di co

scoppiare sul futuro dei nostri figli

quando noi saremmo malati per ora

finché la memoria tiene cerchiamo di

non dimenticare mai che la civiltà di

un popolo si misura anche dalle

condizioni di vita dei suoi vecchi non

vorrei dover dar ragione a quel vecchio

professore che pochi mesi fa mi ha detto

vede signora non si deve aspettare

grandi cambiamenti perché questi

pazienti sono considerati dalle nostre

istituzioni

soltanto dei vuoti a perdere no io questo non posso a cercarlo e voi

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