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Perché Donald TRUMP buca i Media e i Social Media


La massa ancora una volta condivide emozioni,
non condivide i fatti.
Quando Donald Trump fa una delle sue affermazioni,
tipo: chiudiamo l’ingresso dei musulmani agli Stati Uniti,
bisogna chiamare Bill Gates e qualcun altro
per chiudere internet, che ci ha rotto un po’ i coglioni.
Bill l’hai chiuso? Quando hai chiuso fammi sapere!
Chiaramente la prima etichetta è che sia un coglione.
La verità è che Donald Trump non è affatto un coglione!
5 milioni e passa di follower su Twitter,
è sempre sulla cresta dell’onda dei media,
ha speso soltanto circa 300.000 dollari di budget
in questo momento in spot televisivi
mentre gli altri candidati hanno già speso dei milioni!
La verità è che tutti i media ne parlano e tutti ne parlano
perché sa come si gioca il gioco della comunicazione.
Che piaccia o meno!
E mette in evidenza un’enorme lacuna, una voragine
di algoritmo nel mondo dei media
e delle piattaforme social.
Nel mondo dei media il problema è davanti a noi
è lì da vedere!
I media sono in crisi, quindi hanno bisogno di revenue
Per avere revenue hanno bisogno di utenti,
e per avere utenti che cosa fanno?
Titoli di grande effetto, sensazionalismo, paura,
scandali e Trump è perfetto su questo!
Un palinsesto fatto di provocazioni, lanci, attacchi, insulti,
forzature: ricordatevi che Donald Trump è uno che arriva
dal settore immobiliare, è un negoziatore,
è uno abituato a fare una forzatura per vedere
l’altra parte fino a quanto si può strecciare
e poi se mai trona indietro.
Ma sì, i musulmani dai, facciamoli entrare adesso.
Intanto la mia copertura mediatica l’ho già presa.
E uno dirà: però così facendo la gente penserà che Donald Trump sia un coglione!
E la gente che condivide, non è detto che condivida positivamente,
ma condivide proprio in segno di protesta.
Ma questo dal punto di vista della comunicazione
è totalmente irrilevante!
L’unico interesse di Trump è continuare a dettare l’agenda dei media,
restare nella testa delle persone,
che pensi bene o che pensi male
e al momento del voto convertire più gente possibile.
E l’algoritmo è bacato non solo dal punto di vista
dei media, ma anche sulle piattaforme.
Cosa viene privilegiato all’interno dei tuo feed di facebook?
Quello che in sostanza è più condiviso.
E che cosa viene più condiviso?
La massa ancora una volta condivide emozioni,
non condivide i fatti.
La verifica dei fatti non la fa nessuno, la fa una nicchia di persone.
La massa condivide il “non avresti mai immaginato che…”,
“7 cose sconvolgenti di Barak Obama…
che non avresti mai voluto sapere”!
Ovviamente direte: c’è una marea di gente che cerca di
esploitare (vi piace esploitare?!)
far leva su questo cavallo di troia della comunicazione.
Ma il prodotto Trump ha tre ricette particolari
che lo rendono particolarmente intrigante.
La prima è che lui dice la verità:
“so che non dovrei dirlo, but I don’t care”!
E Trump è molto abile nella comunicazione,
a spacciare spontaneità per sincerità.
La gente pensa che siccome è spontaneo quando parla
o legge al telepropter, allora sia sincero.
Ma Robert De Niro quando recita una scena di un film
può sembrare spontaneo, ma è ovviamente molto preparato, giusto?!
E Trump è proprio così: molto studiato
con Justin MacCanney che gli segue la parte social,
ma pare spontaneo e quindi sincero.
La seconda caratteristica è che dice io sono miliardario
non ho bisogno di soldi,
non ho bisogno di rispondere a nessuno!
Su questa non serve un commento, perché in Italia forse
ne sappiamo qualcosa di quanto questa sia ua gran pu**!
E poi la terza caratteristica è che in un momento
così difficile, di casino, guerre, ecc.
ha la bacchetta magica, ha una soluzione per tutto.
Segui lo zio che ti risolve il problema!
Non ho la più pallida idea di come lo risolverò,
ma tu intanto dammi il voto e poi ci pensiamo!
Sarà Donald Trump il prossimo presidente degli Stati Uniti?
I don’t care!
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