
Il fatto è che sono ormai quindici anni
che intervisto una marea di ospiti, tra televisione,
eventi, oppure online.
Da Al Gore a Jeff Bezos, il fondatore di Amazon,
a Steve Ballmer quando era il Ceo di Microsoft,
a Tony Robins, a Claudio Lippi.
È vero, è vero!
E devo dire che è molto difficile che un ospite mi colpisca,
ma Oliver Stone, che ho intervistato di recente allo Iab Forum
mi ha veramente colpito.
Il motivo è che, a prescindere dal fatto che sia chiuso come un’ostrica
e che ti faccia sentire a tuo agio come uno zerbino nell’oceano,
però è estremamente intenso
ha il suo punto di vista che ti può piacere o non piacere,
ma con cui ti devi confrontare
ed è uno che innegabilmente ha fatto la storia del cinema.
E ha grande esperienza, grandi idee, grande competenza,
sul tema della comunicazione, dello story telling.
Cinque cose che mi hanno colpito in particolare:
la prima è l’attenzione ai dettagli.
Si è seduto on stage e la prima cosa che ha notato è
la sfumatura del colore delle luci del soffitto.
Ero lì da due giorni, vi confesso e non mi ero neanche accorto
che ci fossero le luci colorate sul soffitto.
Dettagli, dettagli, in un’oretta che abbiamo speso insieme
continuava a notare dettagli.
Numero due la capacità di andare molto a fondo.
Ad esempio il documentario che ha fatto, quello di un paio di anni fa
“The Untold History of the United States”
ha scritto un libro di 750 pagine,
ha fatto un documentario di dieci ore dove ha condensato
110 anni di storia americana dal suo punto di vista,
per essere trasmesso in televisione, è dovuto passare
attraverso tre legal and fact checks,
controlli per vedere se c’erano scritte cazzate oppure no.
Non si ferma alla prima interpretazione,
scava, scava, scava, scava, scava.
L’altro aspetto collegato sono le fonti d’informazione.
Le sue fonti d’informazione non sono i media tradizionali.
Oliver Stone non guarda il telegiornale.
Se vuole sapere qualcosa del terrorismo si legge,
che ne so, Pepe Escobar.
Se andate sul suo profilo twitter trovate alcuni segnalati
di questi autori che secondo lui danno informazioni interessanti
ad esempio di politica.
Non segue quelle che per tutti sono le fonti d’informazione
ma si crea le sue fonti.
L’attenzione all’esperienza degli utenti.
Giustamente ha detto che guardare un film sul cellulare
è ridicolo.
E voi direte: “Monti, ma porca miseria ieri notte …
hai appena visto il documentario di Ronaldo sul tuo cellulare”.
Si è vero, ma lo puoi guardare anche sul visore del Nintendo DS
ed è la stessa identica cosa perché la cagare!
Ma se davvero vuoi costruire un’esperienza importante
per i tuoi consumatori, per le persone a cui vendi un prodotto o un servizio,
l’esperienza in cui vivono il tuo prodotto e servizio
è fondamentale.
E poi la chiave per creare uno story telling che funzioni:
la tensione.
Ad un certo punto sul palco mi dice:
“Vedi, per creare la tensione, io potrei dirti ad esempio
che ho qualcosa nella tasca e te la voglio dare,
però non te la do subito, te la do tra un po’”.
E così continua a chiacchierare, mentre parlava io pensavo
“ma che ha nella tasca Oliver Stone”?
La capacità, quando racconti una storia, che sia
al cinema, che sia online o che sia nel dettato quando sei a scuola,
di gestire l’aspettativa, di gestire l’emozione
muovendo le leve della tensione.
Cinque cosette così al volo,
ce ne sarebbero molte altre,
ma devo dire, Oliver Stone mi ha lasciato il segno
e soprattutto Oliver, ma che cazzo c’era nella giacca della tua tasca?
che intervisto una marea di ospiti, tra televisione,
eventi, oppure online.
Da Al Gore a Jeff Bezos, il fondatore di Amazon,
a Steve Ballmer quando era il Ceo di Microsoft,
a Tony Robins, a Claudio Lippi.
È vero, è vero!
E devo dire che è molto difficile che un ospite mi colpisca,
ma Oliver Stone, che ho intervistato di recente allo Iab Forum
mi ha veramente colpito.
Il motivo è che, a prescindere dal fatto che sia chiuso come un’ostrica
e che ti faccia sentire a tuo agio come uno zerbino nell’oceano,
però è estremamente intenso
ha il suo punto di vista che ti può piacere o non piacere,
ma con cui ti devi confrontare
ed è uno che innegabilmente ha fatto la storia del cinema.
E ha grande esperienza, grandi idee, grande competenza,
sul tema della comunicazione, dello story telling.
Cinque cose che mi hanno colpito in particolare:
la prima è l’attenzione ai dettagli.
Si è seduto on stage e la prima cosa che ha notato è
la sfumatura del colore delle luci del soffitto.
Ero lì da due giorni, vi confesso e non mi ero neanche accorto
che ci fossero le luci colorate sul soffitto.
Dettagli, dettagli, in un’oretta che abbiamo speso insieme
continuava a notare dettagli.
Numero due la capacità di andare molto a fondo.
Ad esempio il documentario che ha fatto, quello di un paio di anni fa
“The Untold History of the United States”
ha scritto un libro di 750 pagine,
ha fatto un documentario di dieci ore dove ha condensato
110 anni di storia americana dal suo punto di vista,
per essere trasmesso in televisione, è dovuto passare
attraverso tre legal and fact checks,
controlli per vedere se c’erano scritte cazzate oppure no.
Non si ferma alla prima interpretazione,
scava, scava, scava, scava, scava.
L’altro aspetto collegato sono le fonti d’informazione.
Le sue fonti d’informazione non sono i media tradizionali.
Oliver Stone non guarda il telegiornale.
Se vuole sapere qualcosa del terrorismo si legge,
che ne so, Pepe Escobar.
Se andate sul suo profilo twitter trovate alcuni segnalati
di questi autori che secondo lui danno informazioni interessanti
ad esempio di politica.
Non segue quelle che per tutti sono le fonti d’informazione
ma si crea le sue fonti.
L’attenzione all’esperienza degli utenti.
Giustamente ha detto che guardare un film sul cellulare
è ridicolo.
E voi direte: “Monti, ma porca miseria ieri notte …
hai appena visto il documentario di Ronaldo sul tuo cellulare”.
Si è vero, ma lo puoi guardare anche sul visore del Nintendo DS
ed è la stessa identica cosa perché la cagare!
Ma se davvero vuoi costruire un’esperienza importante
per i tuoi consumatori, per le persone a cui vendi un prodotto o un servizio,
l’esperienza in cui vivono il tuo prodotto e servizio
è fondamentale.
E poi la chiave per creare uno story telling che funzioni:
la tensione.
Ad un certo punto sul palco mi dice:
“Vedi, per creare la tensione, io potrei dirti ad esempio
che ho qualcosa nella tasca e te la voglio dare,
però non te la do subito, te la do tra un po’”.
E così continua a chiacchierare, mentre parlava io pensavo
“ma che ha nella tasca Oliver Stone”?
La capacità, quando racconti una storia, che sia
al cinema, che sia online o che sia nel dettato quando sei a scuola,
di gestire l’aspettativa, di gestire l’emozione
muovendo le leve della tensione.
Cinque cosette così al volo,
ce ne sarebbero molte altre,
ma devo dire, Oliver Stone mi ha lasciato il segno
e soprattutto Oliver, ma che cazzo c’era nella giacca della tua tasca?
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