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3 Segreti Zen, del successo e della leadership…


Diceva il saggio: prima dell’illuminazione, taglia la legna, porta l’acqua.
Dopo l’illuminazione, taglia la legna, porta l’acqua.
Phil Jackson allenatore di basket, NBA,
uno degli allenatori di maggior successo della storia
dello sport, un po’ di anni fa ha scritto questo libro
che definirei semplicemente meraviglioso. Meraviglioso!
Se sei appassionato di basket ti spari miliardi
di pugnette perché è una libidine continua di racconti,
di aneddoti, di visioni dall’interno. Se non sei appassionato di basket,
è ugualmente una storia straordinaria perché
questo tizio ha vinto undici titoli NBA, sei con i Chicago Bulls,
e cinque con i Los Angeles Lakers, e sopratutto aveva
un approccio molto Zen. È uno
che di fatto ha introdotto nel basket NBA la mindfulness.
Immaginate di prendere degli animaloni che giocano a basket negli Stati Uniti,
e li metti lì a fare un po’ di mindfulness tranquilli.
Ai suoi giocatori regalava libri tipo “Lo zen e l’arte
della manutenzione della motocicletta”, di Robert Pirsig.
Un libro straordinario, meraviglioso, ma ce devi proprio
aver voglia di leggerlo. E per il business ci sono mille indicazioni, segnalazioni
davvero utili e davvero interessanti.
Tre lezioni assolutamente da portarsi a casa. La prima:
dopo ogni stagione di successo, dopo ogni ogni successo,
si riparte da zero. Ripartire ogni volta da zero non è soltanto
una fissa filosofica, non è un “tutto cambia”
e quindi bisogna cambiare. Ma è una strategia,
per almeno due motivi: il primo motivo è quello che diceva Michael Jordan,
il successo trasforma i “noi” in “io”.
Se sei una squadra che ha raggiunto un traguardo di successo,
dopo che hai avuto successo, ognuno comincia a farsi i suoi film nella sua testa
e il proprio ego aumenta e quindi diventa difficile ricomporre un’unità
che sia una squadra; ma il motivo
numero due, fondamentale, è che una strategia che ha funzionato
un anno prima, l’anno dopo probabilmente se provi a rifarla uguale,
non funziona. Nello sport non funziona perché
gli avversari si mettono a studiare tutto quello fai,
e il prossimo giro si presentano con le contromosse. Ma pensate nel marketing.
Il classico errore madornale fatto dalle aziende,
è quello di copiare iniziative di comunicazione
che hanno funzionato per altri e riproporle come loro.
Vi faccio un esempio, anni fa un video che andò viralissimo,
si chiamava Abbracci gratuiti, sicuramente l’avete visto.
C’era un tizio che andava per strada con un cartello
che diceva “Free hugs” e venivano filmate le reazioni delle persone.
Una musichetta molto carina di sottofondo, boom! Uno dei primi
video virali della storia su Youtube. Per anni le aziende
hanno provato a cavalcare lo stesso successo riproponendo
ogni volta una versione più o meno modificata di questi abbracci
gratuiti. E voi capite, va bene il primo video, va bene il secondo, va bene il terzo,
ma dopo un po’ ci avete veramente rotto i coglioni!
Seconda lezione di Phil Jackson è quella sulla responsabilità.
Al posto di imporre, se sei una squadra di persone,
rendere responsabili le persone che lavorano con te,
nel suo caso i giocatori; immaginate il circo da tenere d’occhio
per un allenatore di basket NBA, che ha tutte le prime donne,
nel suo caso, Michael Jordan, star interplanetaria,
Dennis Rodman, ce l’avete presente il pitonato
che flirtava con Madonna, andava a Las Vegas a giocare a carte
lanciava il libro completamente vestito da donna,
ecco personaggino un così, fenomenale, ma un personaggino.
Più tutti gli altri giocatori, più il general manager che ti rompe i coglioni,
più tutto questo, sotto gli occhi dei media e dei fan incazzati
come bisce se perdi. Non facile. È una strategia meravigliosa
di Phil Jackson è stata quella, al posto di imporre, per quanto senz’altro
fosse uno con il suo caratterino, in grado di dare delle belle bastonate,
responsabilizzare i propri giocatori, renderli “co-allenatori”.
In questo modo se uno come Dennis Rodman si presentava e faceva
il cazzone il problema non era la mancanza di rispetto
verso l’allenatore, il problema era la mancanza di rispetto
verso i suoi compagni, era a loro che poi doveva rispondere.
Terza lezione utile, “The ring takes care of itself”.
L’anello, che è il simbolo della vittoria di un campionato NBA,
si prende cura di se stesso; frase ovviamente rubata a Bill Walsh,
“the score takes care of itself”, ma gliela perdoniamo
a Phil perché è un grande. E qui il monito
è quello di concentrarsi non sul risultato finale, ma sul processo.
Una squadra, un’azienda o una persona, che vuole
davvero vincere, qualunque cosa questo vincere significhi,
al posto di concentrarsi sulla vittoria finale, deve concentrarsi
su quello che sono le sue attività giornaliere,
su quello che può controllare, control what you can control, bla bla bla.
E per concludere davvero questo video in modo zen, chiediamoci:
“Qual è la vera, la vera, la vera chiave del successo?”
Diceva il saggio: “prima dell’illuminazione
taglia la legna, porta l’acqua;
dopo l’illuminazione, taglia la legna, porta l’acqua.
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