
1827 joseph maps e scopre ed inventa un
procedimento che regala all umanità la
prima immagine fotografica della storia
la vista dalla sua finestra alla grande
ci vorranno diverse ore affinché
l’immagine risulti impressa sulla lastra
e questo lungo tempo di esposizione fa
sì che contemporaneamente nella stessa
fotografia ci siano le ombre della
mattina e le ombre del pomeriggio la
prima rappresentazione della realtà è
tutt’altro che reale 1839 louis daguerre
inventa il dagherrotipo questo nuovo
procedimento necessita di 15 minuti
qui possiamo vedere parigi sembra
deserta ma non lo è le strade sono
trafficate di carrozze e passanti ma
vanno tutti troppo veloci per restare
nella fotografia
l’unico che resta è quell’uomo in basso
a sinistra
il primo uomo fotografato nella storia
si stava facendo lucidare le scarpe
immobile abbastanza tempo da restare
nella fotografia 1888 eti agis mare
grazie ad un’invenzione di sua
costruzione infatti costruisce un fucile
fotografico diminuisce ancora di più il
tempo di esposizione ed ora parliamo di
millesimi di secondo
ed ora la fotografia può catturare
questo il volo di un uccello 1930 la
laica commercializza la prima macchina
fotografica portatile ed ora la
fotografia può arrivare ovunque per le
potrei continuare per molto tempo con
altri esempi ma ci bastano questi per
capire una dinamica fondamentale che
soggiace alla storia della fotografia
una stretta correlazione fra evoluzione
tecnica ed evoluzione artistica
infatti abbiamo visto come
ogni qualvolta vi sia stata
un’innovazione tecnica la fotografia ha
potuto dire qualcosa che prima non
poteva dire ha potuto mostrare qualcosa
che prima non poteva essere mostrato le
innovazioni tecnologiche concedono alla
fotografia di superare un limite e
l’artista possiamo identificarlo come
colui che individuando un limite cerca e
trova i mezzi per superarlo questa
dinamica non riguarda soltanto la storia
della fotografia ma riguarda la storia
dell’arte in tutte le sue forme dalla
musica al teatro alla letteratura
possiamo vedere un esempio con
l’architettura 80 dopo cristo il
1163 viene utilizzata per la prima volta
la tecnica dell’arco rampante e la
cattedrale di notre dame arriva a 69
metri d’altezza 1436 brunelleschi con
una tecnica una tecnologia ancora oggi
oscura costruisce la cupola in muratura
più alta al mondo portando la cattedrale
di santa maria del fiore a 114 metri
1887 per la prima volta si utilizza
l’acciaio e il vetro nelle costruzioni
la torre eiffel arriva a 300 metri
bruges khalifa 829 metri nel 2010 e nel
2020 potremo vedere la jeda tower a 1000
anche qui riconosciamo la stessa
dinamica che abbiamo visto in precedenza
vi è un limite e grazie a nuove tecniche
e nuove tecnologie
lo si supera ritorniamo alla fotografia
mi sono chiesto quale fosse un limite
della fotografia cosa la fotografia per
limiti tecnologici non riusciva a dire
e dal momento che parliamo di fotografia
cosa per limiti tecnologici
la fotografia non riusciva a mostrare
c’è una cosa che ha sempre attirato il
mio interesse un qualcosa che ho sempre
trovato enigmatico e dello sguardo
dell’altro ma non lo sguardo di qualcuno
che guarda qualcosa
gli occhi dell’altro che incrociano i
miei occhi li incrocio di sguardi dei
passanti
quelli che sperimentiamo tutti almeno
una decina di volte al giorno nei bar
nelle metropolitane per le strade quell
incrocio di sguardi che spesso ha
trovato espressione in altre forme
d’arte
chi non ha letto almeno una volta la
passante di baudelaire dove fuggì non so
tu non sai dove vado
ma avrei potuto amarti e tu tu lo sapevi
come catturare questo sguardo con una
fotografia
se utilizzasse una macchina fotografica
tradizionale si porrebbe come un muro
fra il mio sguardo e lo sguardo
dell’altro l’altro guarderebbe un
obiettivo e non più i miei occhi
se io spostarsi l’asse della macchina
fotografica non sarebbe uno sguardo di
uno sguardo diretto ed è proprio grazie
a queste domande e grazie alla dinamica
che abbiamo visto in precedenza che ho
dato vita al progetto medusa con questi
occhiali con una fotocamera invisibile
nascosta al loro interno e passeggiando
per le strade di parigi barcellona
londra e lisbona o catturato gli sguardi
di ignari passanti
perché medusa così come la medusa greca
pietrificava chiunque incrociasse i suoi
occhi
io ho eternizza toe in una fotografia
ve lo assicuro che qualcuno di voi starà
pensando e la questione della privacy
bene è una domanda del tutto lecita
però prima di rispondere dobbiamo
identificare almeno due macro categorie
del fare artistico
dobbiamo parlare di arte rivoluzionaria
e arte reazionaria l’arte reazionaria e
quell’agire d’arte del fare arte che si
muove all’interno dei canoni
preesistenti che rispetta la legge
presente che in un modo o nell’altro
come si direbbe nel gattopardo di tomasi
da lampedusa cambia tutto per non
cambiare niente produce continuamente
qualcosa di diverso ma mai di nuovo
l’arte rivoluzionaria invece non tende a
descrivere il presente stesso cerca in
maniera sfocata di anticipare il futuro
imminente
per fare questo per dire qualcosa che
non è ancora ma che sarà presto deve
muoversi necessariamente in maniera
anarchica nei confronti dei canoni che
quello ritorniamo alla questione della
privacy ed ora dobbiamo dire che la
privacy è un concetto e come ogni
concetto è storico questo che cosa
significa che è nato che è cambiato nel
tempo e che continuerà a cambiare fino a
qualche anno fa sarebbe stato
impensabile scrivere il nostro nome su
google e trovare decine di nostre
fotografie di cui eravamo totalmente
ignari il mondo sta cambiando il google
plus project e le tecnologie indossabili
sono dietro l’angolo
questo progetto tende ad anticipare
qualcosa che fra qualche anno sarà del
tutto normale e quotidiano così come
l’arte rivoluzionaria ha sempre fatto ed
è questo l’impatto che l’arte
rivoluzionaria a sulla società e sul suo
tempo 1503 leonardo da vinci dipinge la
gioconda la monna lisa 1919 marcel 2
le disegna un paio di baffi è un
pizzetto
qualche anno dopo questo gesto unico
anarchico e rivoluzionario di marcel
duchamp diventa normale e quotidiano la
domanda che dobbiamo porci però è perché
in ogni paradigma storico vi è sempre
più arte reazionaria che rivoluzionaria
la risposta è semplice l’artista
rivoluzionario e quasi sempre tranne
rarissime eccezioni destinato al
fallimento
allora che fare anche qui la risposta è
semplice accettare il fallimento ma come
uno degli insegnamenti più importanti me
l’ha regalato samuel beckett una volta
scrisse ho provato ho fallito
non importa riproverò ancora fallirò
meglio che cosa ci insegna beckett
beckett inserisce il fallimento non in
una dinamica di possibilità ma in una
dinamica di necessità non si può non
fallire e nonostante questa necessità
fallimentare dell’azione andare avanti e
continuare anche se non ha alcun senso
continuare stesso lui dirà ai kepco on
and will go on
io non posso andare avanti io andrò
avanti questo insegnamento non riguarda
soltanto la giri artistico ma riguarda
la vita che è la massima espressione di
esperienza fallimentare
siamo tutti noi destinati al nostro
tragico fallimento che è la morte
entrare in questa dinamica di pensiero
ci aiuta ad imparare a dire di sì alla
vita anche se non ha alcun senso dire di
sì alla vita
e allora che cosa ci resta l’unica cosa
che possiamo fare è guardare negli occhi
il nostro fallimento e cercare di
fallire nel modo migliore possibile
grazie [Applauso]
procedimento che regala all umanità la
prima immagine fotografica della storia
la vista dalla sua finestra alla grande
ci vorranno diverse ore affinché
l’immagine risulti impressa sulla lastra
e questo lungo tempo di esposizione fa
sì che contemporaneamente nella stessa
fotografia ci siano le ombre della
mattina e le ombre del pomeriggio la
prima rappresentazione della realtà è
tutt’altro che reale 1839 louis daguerre
inventa il dagherrotipo questo nuovo
procedimento necessita di 15 minuti
qui possiamo vedere parigi sembra
deserta ma non lo è le strade sono
trafficate di carrozze e passanti ma
vanno tutti troppo veloci per restare
nella fotografia
l’unico che resta è quell’uomo in basso
a sinistra
il primo uomo fotografato nella storia
si stava facendo lucidare le scarpe
immobile abbastanza tempo da restare
nella fotografia 1888 eti agis mare
grazie ad un’invenzione di sua
costruzione infatti costruisce un fucile
fotografico diminuisce ancora di più il
tempo di esposizione ed ora parliamo di
millesimi di secondo
ed ora la fotografia può catturare
questo il volo di un uccello 1930 la
laica commercializza la prima macchina
fotografica portatile ed ora la
fotografia può arrivare ovunque per le
potrei continuare per molto tempo con
altri esempi ma ci bastano questi per
capire una dinamica fondamentale che
soggiace alla storia della fotografia
una stretta correlazione fra evoluzione
tecnica ed evoluzione artistica
infatti abbiamo visto come
ogni qualvolta vi sia stata
un’innovazione tecnica la fotografia ha
potuto dire qualcosa che prima non
poteva dire ha potuto mostrare qualcosa
che prima non poteva essere mostrato le
innovazioni tecnologiche concedono alla
fotografia di superare un limite e
l’artista possiamo identificarlo come
colui che individuando un limite cerca e
trova i mezzi per superarlo questa
dinamica non riguarda soltanto la storia
della fotografia ma riguarda la storia
dell’arte in tutte le sue forme dalla
musica al teatro alla letteratura
possiamo vedere un esempio con
l’architettura 80 dopo cristo il
1163 viene utilizzata per la prima volta
la tecnica dell’arco rampante e la
cattedrale di notre dame arriva a 69
metri d’altezza 1436 brunelleschi con
una tecnica una tecnologia ancora oggi
oscura costruisce la cupola in muratura
più alta al mondo portando la cattedrale
di santa maria del fiore a 114 metri
1887 per la prima volta si utilizza
l’acciaio e il vetro nelle costruzioni
la torre eiffel arriva a 300 metri
bruges khalifa 829 metri nel 2010 e nel
2020 potremo vedere la jeda tower a 1000
anche qui riconosciamo la stessa
dinamica che abbiamo visto in precedenza
vi è un limite e grazie a nuove tecniche
e nuove tecnologie
lo si supera ritorniamo alla fotografia
mi sono chiesto quale fosse un limite
della fotografia cosa la fotografia per
limiti tecnologici non riusciva a dire
e dal momento che parliamo di fotografia
cosa per limiti tecnologici
la fotografia non riusciva a mostrare
c’è una cosa che ha sempre attirato il
mio interesse un qualcosa che ho sempre
trovato enigmatico e dello sguardo
dell’altro ma non lo sguardo di qualcuno
che guarda qualcosa
gli occhi dell’altro che incrociano i
miei occhi li incrocio di sguardi dei
passanti
quelli che sperimentiamo tutti almeno
una decina di volte al giorno nei bar
nelle metropolitane per le strade quell
incrocio di sguardi che spesso ha
trovato espressione in altre forme
d’arte
chi non ha letto almeno una volta la
passante di baudelaire dove fuggì non so
tu non sai dove vado
ma avrei potuto amarti e tu tu lo sapevi
come catturare questo sguardo con una
fotografia
se utilizzasse una macchina fotografica
tradizionale si porrebbe come un muro
fra il mio sguardo e lo sguardo
dell’altro l’altro guarderebbe un
obiettivo e non più i miei occhi
se io spostarsi l’asse della macchina
fotografica non sarebbe uno sguardo di
uno sguardo diretto ed è proprio grazie
a queste domande e grazie alla dinamica
che abbiamo visto in precedenza che ho
dato vita al progetto medusa con questi
occhiali con una fotocamera invisibile
nascosta al loro interno e passeggiando
per le strade di parigi barcellona
londra e lisbona o catturato gli sguardi
di ignari passanti
perché medusa così come la medusa greca
pietrificava chiunque incrociasse i suoi
occhi
io ho eternizza toe in una fotografia
ve lo assicuro che qualcuno di voi starà
pensando e la questione della privacy
bene è una domanda del tutto lecita
però prima di rispondere dobbiamo
identificare almeno due macro categorie
del fare artistico
dobbiamo parlare di arte rivoluzionaria
e arte reazionaria l’arte reazionaria e
quell’agire d’arte del fare arte che si
muove all’interno dei canoni
preesistenti che rispetta la legge
presente che in un modo o nell’altro
come si direbbe nel gattopardo di tomasi
da lampedusa cambia tutto per non
cambiare niente produce continuamente
qualcosa di diverso ma mai di nuovo
l’arte rivoluzionaria invece non tende a
descrivere il presente stesso cerca in
maniera sfocata di anticipare il futuro
imminente
per fare questo per dire qualcosa che
non è ancora ma che sarà presto deve
muoversi necessariamente in maniera
anarchica nei confronti dei canoni che
quello ritorniamo alla questione della
privacy ed ora dobbiamo dire che la
privacy è un concetto e come ogni
concetto è storico questo che cosa
significa che è nato che è cambiato nel
tempo e che continuerà a cambiare fino a
qualche anno fa sarebbe stato
impensabile scrivere il nostro nome su
google e trovare decine di nostre
fotografie di cui eravamo totalmente
ignari il mondo sta cambiando il google
plus project e le tecnologie indossabili
sono dietro l’angolo
questo progetto tende ad anticipare
qualcosa che fra qualche anno sarà del
tutto normale e quotidiano così come
l’arte rivoluzionaria ha sempre fatto ed
è questo l’impatto che l’arte
rivoluzionaria a sulla società e sul suo
tempo 1503 leonardo da vinci dipinge la
gioconda la monna lisa 1919 marcel 2
le disegna un paio di baffi è un
pizzetto
qualche anno dopo questo gesto unico
anarchico e rivoluzionario di marcel
duchamp diventa normale e quotidiano la
domanda che dobbiamo porci però è perché
in ogni paradigma storico vi è sempre
più arte reazionaria che rivoluzionaria
la risposta è semplice l’artista
rivoluzionario e quasi sempre tranne
rarissime eccezioni destinato al
fallimento
allora che fare anche qui la risposta è
semplice accettare il fallimento ma come
uno degli insegnamenti più importanti me
l’ha regalato samuel beckett una volta
scrisse ho provato ho fallito
non importa riproverò ancora fallirò
meglio che cosa ci insegna beckett
beckett inserisce il fallimento non in
una dinamica di possibilità ma in una
dinamica di necessità non si può non
fallire e nonostante questa necessità
fallimentare dell’azione andare avanti e
continuare anche se non ha alcun senso
continuare stesso lui dirà ai kepco on
and will go on
io non posso andare avanti io andrò
avanti questo insegnamento non riguarda
soltanto la giri artistico ma riguarda
la vita che è la massima espressione di
esperienza fallimentare
siamo tutti noi destinati al nostro
tragico fallimento che è la morte
entrare in questa dinamica di pensiero
ci aiuta ad imparare a dire di sì alla
vita anche se non ha alcun senso dire di
sì alla vita
e allora che cosa ci resta l’unica cosa
che possiamo fare è guardare negli occhi
il nostro fallimento e cercare di
fallire nel modo migliore possibile
grazie [Applauso]
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