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Fragility and diversity as a chance | MinD Mad in Design | TEDxPoStreet


questa sera per raccontarmi mind made in

design vi raccontiamo una storia è una

storia fatta di persone di protagonisti

che apparentemente sono lontani tra di

loro ma in realtà poi in questa storia

si incontrano è una storia che anche un

po la nostra storia ma che può essere

anche la vostra è una storia che parla

di fragilità dei limiti anche di

opportunità e di risorse

parla di bellezza e parla di progetti a

massimo piacevano tantissimo le moto da

piccolo sognava di diventare un campione

arentino e così ogni giorno si sedeva su

una sedia che però non era una sedia ma

era una ducati velocissima con quella

sedia lui vinceva tutto poi un giorno la

moto si è rotta fuori pioveva tantissimo

e la moto non partiva più forse era la

pioggia forse un guasto ma proprio quel

giorno sono arrivati dai signori hanno

detto massimo questa moto è rotta tu

devi venire in un’altra casa e massimo è

andato in un’altra casa dove c’era una

sedia che non diventava mai una moto non

solo di mattina

tante volte marco era seduto su quella

sedia e non si alzava e tra l’altro

marco sosteneva che quella sedia fosse

un cavallo

non parliamo di rosi si piazza vali e

diceva massimo questa sedia non è una

moto a massimo quella casa non piaceva

perché massimo aveva bisogno di avere

una casa in cui la sedia potesse

diventare una moto bisogno di una casa a

casa in cui

diventare anche una moto la casa

metafora per l’eccellenza dell’abitare

la casa il luogo che ci protegge ma in

psichiatria nella residenzialità

psicotica la casa è anche luogo che si

prende cura delle persone dovrebbe

essere luogo che cura e che si prende

cura delle persone

e allora importante avere case che siano

case belle dove attribuiamo un valore

alle cose e allora se ci mettiamo

nell’ottica che luogo in cui viviamo

anche luogo che si prende cura di noi

gli oggetti i colori spazi percorsi non

diventano solo più arredi o elementi che

valgono per la loro consistenza fisica

ma diventano oggetti che si caricano di

altri significati diventano strumenti di

un vero e proprio percorso terapeutico

di un percorso che ci aiuta a stare

meglio

e solo una questione di punti di vista

di cambio di approccio una seduta può

non essere semplicemente una sedia una

poltrona un divano una seduta può essere

una seduta psichiatrica può essere c’è

il luogo della relazione può essere

movimento può essere azione può essere

supporto può essere relazione giovanni

voleva fare l’architetto che era

innamorato di le corbusier lui lo

chiamava il maestro di le corbusier

piaceva come quelle forme pure

contrastavano col cielo blu del

mediterraneo

e così si era iscritto ad architettura

erano agli anni difficili la facoltà era

occupata nessuno poteva entrare quasi

nessuno giovanni entrava sempre non

c’era barricata che lo fermasse

erano anni in cui si lottava per il 18

politico giovannino studiava perché lui

voleva prendere 30 voleva su darlo

guadagnarselo e prendere 30

e così giovanni era diventato un

architetto ma poi quel giorno il cielo

era diventato scuro scuro e pesante e

giovanni non riusciva alzarsi dal letto

la coperta era di piombo e il materasso

era di cemento era un cemento diverso da

quello di lavoro

se è così viscido liscio rigido duro era

un cemento molle che lo attirava a sé

giovanni non aveva più fatto

l’architetto perché giovanni non

caterina amava riprogettare gli spazi

quando entrava in una stanza era lì che

pensava a questo muro le dobbiamo

buttare giù quella parete dobbiamo

colorarla dobbiamo cambiarla tutta

lei voleva cambiare gli spazi perché

voleva fare uno spazio bello per suo

fratello per alfredo alfredo conosceva

una sola stanza la sua perché alfredo

non poteva uscire da quella stanza

quella stanza era grande quella stanza

era la sua casa ma qualche volta quella

stanza era buia umida e puzzava tanto

però c’era caterina caterina era magica

quando lei entrava in quella stanza

portava dentro tutte le stanze che aveva

progettato ma non solo

portava dentro le colline i fiori il

mare una volta caterina aveva portato

l’oceano e l’arcobaleno era incredibile

caterina e poi portava tutte le stanze

che aveva progettato caterina infatti

voleva creare una stanza in cui alfredo

non avesse paura di entrare voleva

creare una stanza in cui alfredo per

mano a lei non avrebbe avuto paura di

niente

infatti caterina si era iscritta design

perché caterina voleva progettare

giovanni voleva fare l’architetto e

caterina si è descritta design entrambi

volevano progettare progetto progetti a

qualcosa che non ci conduce solo

necessariamente a un prodotto o servizio

a progettare anche un sistema di

relazioni

che mette insieme le persone che

valorizza persone cose le risorse

progettare in questo senso è anche un

potente strumento di trasformazione

sociale di inclusione sociale genera

relazioni e valorizza le risorse e

valorizza anche la fragilità

sì la fragilità anche può essere un

valore e la fragilità e di tutti è mia e

vostra la fragilità non ha spazio tempo

non ci dà preavviso e non ci dice quanto

si fermerà ce l’abbiamo tutti e se

impariamo a riconoscere nell’altro ad

accoglierla come un valore positivo

ecco che allora succede qualcosa di

straordinario succede cioè che rendiamo

libera la persona l’altro di essere se

stesse di manifestare troppi tre i

propri talenti

ed è proprio in quella condizione di

libertà che avviene la creatività uno

dei più grandi anzi forse il più grande

designer del secolo scorso achille

castiglioni

oggi si celebra quest’anno si celebra il

centenario della sua nascita

diceva che se non si è curiosi e se non

interessa quello che fanno gli altri

allora il mestiere del designer non fa

per voi

quindi importante accogliere imparare a

guardare all’altro franco si era

iscritto psicologia alle superiori aveva

letto l’interpretazione dei sogni era

rimasto folgorato si vedeva seduto su

una sedia di spalle imperturbabile

mentre un altro parlava di lui gli

raccontava i suoi problemi

poi in università franco si era

innamorato di agnese agnese era bella

come il sole quando arrivava lei tutta

la realtà cambiava franco impazziva per

lei ma c’era un problema

agnese il sabato pomeriggio non voleva

mai uscire con lui

e non lei non gli diceva dove andava

franco impazziva era gelosissimo in

questo era poco imperturbabile e così un

giorno vergognandosi aveva fatto

qualcosa di terribile l’aveva seguita

l’aveva vista entrare in una casa una

casa isolata in un corso e poi sempre

più vergognandosi si era avvicinato alla

finestra

l’aveva vista sedersi ad un tavolo con

delle persone parlare ridere piangere e

poi alzarsi tutti insieme spostare

mobili correre usare dai pennarelli

usare delle cose e poi si erano spostati

e non li aveva più visti quel giorno con

agnese in casa c’erano anche giulia

elena giulia elena volevano che la casa

la casa potesse essere una casa grande

che la casa potesse essere una casa

bella sì una casa grande solo grande e

più funzionale soprattutto una casa più

bella perché la bellezza aiuta mi

meraviglio perché la bellezza può essere

anche uno strumento di cura perché

vivere i luoghi belli è dimostrato che

aiuta a stare meglio

in fondo noi diamo valore alle cose che

riteniamo belle che ci prendiamo più

cura delle cose che reputiamo belle

allora la bellezza non è più qualcosa di

soggettivo non è superficie e contenuto

grande designer più che affermato

italiano quando fioravanti dice che la

bellezza ha scritto recentemente in un

articolo che la bellezza è un po come la

forza di star wars è un fluido che fa

vibrare le persone un’energia che fa

vibrare cose persone e c’è una bellezza

che ancora più affascinante da scoprire

più difficile da raggiungere ma più

affascinante da indagare la bellezza

dell’imperfetto la bellezza del difetto

perché proprio in quelle imperfezioni

che c’è il un ordinario che c’è lo

straordinario ed è allora in quello

spazio se si riesce a cogliere quella

bellezza si riescono ad avere le idee

poi quasi per caso

giulia hélène avevano incontrato sandra

insieme aveva avevano deciso che

qualcosa di nuovo poteva accadere in

quegli spazi che progettare insieme

poteva essere un’avventura straordinaria

poteva essere un’avventura per marco

ferrosi per massimo potesse essere luogo

in cui alfredo non aveva paura di

entrare in cui caterina franco e

giovanni imparavano da massimo da rosi

dacca da marco e in cui giovanni non

avrebbe più avuto paura di scendere dal

letto e in cui alfredo non avrebbe avuto

paura di entrare un posto in cui

progettare insieme voleva dire camminare

in punta dei piedi sulle ragnatele dei

sogni dei desideri e della malattia ma

giulia elena e sandra non sono state le

uniche perché a un certo punto alcuni

professori sono scesi dalle cattedre in

università e hanno pensato che questa

cosa poteva esistere che questo luogo

poteva esistere un luogo in cui ciascuno

poteva imparare dall’altro in cui il

progetto era la interazione tra lo

spazio e l’oggetto e il suo significato

e i suoi significati perché per fare

questo bisogna essere

matti e designer è così che è nato mind

nel 2014 mind made in design è nato con

l’idea di creare uno spazio un luogo e

soprattutto di sperimentare un metodo

per approcciarsi diversamente al

progetto dei luoghi per la

residenzialità psichiatrica è nata con

l’idea che il progetto inteso come

processo possa essere uno strumento di

inclusione e trasformazione sociale che

sia un metodo per mettere in relazione

le persone tirare fuori i talenti e le

risorse delle persone studenti persone

seguite dai servizi di salute mentale

professionisti aziende università enti

che sia un modo in qualche modo per

tirare fuori il meglio per valorizzare

le risorse mind è innanzitutto un luogo

per progettare i progetti in mando tutto

l’anno ma in primo luogo c’è un evento

principale che un workshop che si svolge

a marzo ogni anno e che coinvolge più di

60 persone provenienti da tutta italia

sono studenti universitari che

provengono da diverse discipline design

architettura ma anche psicologia scienze

dell’educazione tecnici della

riabilitazione psichiatrica e che

insieme a persone seguite dai servizi di

salute mentale progetto non partire dai

luoghi per la residenzialità

psichiatrica e l’idea che fare insieme

sia anche uno strumento di benessere non

solo per chi è malato ma per tutti è

l’idea che si possa pensare che il

futuro professionale delle nuove

generazioni sia più ampio e sia

soprattutto indirizzato una società

allargata mi6 indirizzato più al

benessere dell’altra persona

elide anche che alcune persone lasciate

oggi ai margini della società possano

ritrovare la voglia e il coraggio di

rimettere in gioco i propri talenti e

perché no magari dire iniziare qualche

percorso professionale lasciato un po

perso per strada e l’idea insomma di

provare a sperimentare un tipo di

processo che mette in relazione tutti

così ci siamo lanciati verso l’alto

siamo partiti da una piccola casa dove

abitava la fragilità e siamo diventati

una grande rete

una rete che oggi valica questa città

questa regione e che copre non solo

l’italia abbiamo avuto anche contributi

da altri paesi

e così che se quello che era

un’intuizione se vogliamo l’idea che non

bastasse essere solo design o solo

psicologo per provare a ragionare

sull’abitare sul benessere

l’idea che ci volesse una relazione

questo main stage nel 2014 e vuole andare molto lontano

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