
[Musica]
per sei anni non ho fatto la pipì
neanche un goccio potevo bere solo mezzo
litro di acqua al giorno i miei reni non
funzionavano più non buttavano più fuori
nell’acqua nelle tossine
ed è incredibile come ci si accorga di
tutte le funzioni che un organo solo
quando smette di funzionare la mia
velocità ha 23 anni è cambiata proprio
nel momento in cui si cerca la propria
strada e se nel pieno della voglia di
viverla questa vita negli anni in cui si
è ancora bambini per segnare ma già
adulti per realizzare per me non
esisteva più una velocità un tempo mi
ero persa
era come se tutto si fosse fermato avevo
incontrato un muro c’è un uovo sbattuto
contro e liszt era bloccato tutto
diagnosi di glomerulonefrite cronica da
immuno complessi o malattia di barge una
malattia autoimmune che colpisce i reni
adesso sapevo che sarà impossessato dei
miei sogni e dei miei punti saldi è
l’unica che certezza che avevo in quel
momento era il nome della malattia che
però al suo interno va la parola cronica
e da quel momento ho capito che io e lei
avremmo vissuto per sempre insieme per
arrivare alla diagnosi ci vollero più di
due mesi ininterrotti di ospedale in
balia di diversi tipi di cure mi sentivo
annullata e svuotata di emozioni mi
guardavo allo specchio del bagnetto di
quella camera di ospedale e non mi
riconoscevo più fissavo i miei occhi ed
era come se vedessi vuoto dentro di me
una visto nero senza luce per via delle
forti dosi di medicine perdevo i capelli
ricci non esistevano più erano radi e
venivano via ciò che ero completamente
disabilitata faticavo a camminare alzare
in piedi non avevo più muscolo e le
terapie che dovevo fare erano molto
forti
il cvc il catetere che ha voglia e
l’arteria giugulare del colle non
riuscivo neanche a guardarlo piangevo in
silenzio nel silenzio che mi sovrastava
e ogni giorno di quei due mesi
svegliarmi la mattina ramo regalo
quella volta sono entrata al 17 febbraio
in ospedale e ne sono uscita in aprile
inoltrato attraverso la finestra della
mia camera del reparti nefrologia ho
visto scendere la neve la pioggia e poi
le foglie ricrescere se rami spogli
l’erba verde e fiori sbocciare quella
primavera la sentivo anche dentro di me
avevo voglia di rinascere anche io
nonostante tutto mi sdraiavo sul letto
di fianco quella finestra chiudevo gli
occhi e immaginavo di essere in montagna
sotto il monviso le mie montagne di casa
dove passavo tanto tempo prima di
entrare in ospedale a camminare ecco le
persone a cui volevo bene che comincia a
immaginare assegnare e mi faceva stare
bene avevo capito che esistevano dei
lati di me stessa che non conoscevo che
potevo tirare fuori una forza di reagire
che per me era inaspettata volevo vivere
avrei combattuto con tutte le mie forze
piuttosto di perdere a questa
possibilità
da quel momento ho capito che davvero la
volontà e la forza più grande che
abbiamo
prendevo più di sedici pasti al giorno
più varie lezioni di altre medicine ma
volevo essere felice la cosa che più mi
rendeva tale era stare in mezzo alla
natura
avevo bisogno di sentirla questa vita
avevo capito che era fragile ed effimera
la vedevo scorrere ma non la percepivo
più volevo sentirla toccarla emozionarmi
e viverla e l’arrampicata mi travolse
come un fiume in piena
accese una scintilla un fuoco avevo già
provato anni prima a scalare ma ero
troppo presa dalla velocità della vita e
non avevo tempo da dedicare a una
passione devo creare e progettare la mia
strada
ma dopo tutto quello che mi era successo
avevo capito che la nostra strada si
crea pian piano in base all’esperienza
che facciamo e che non è il caso di
progettare troppo perché le che le
passioni che accendono in noi delle
scintille vanno ascoltate perché sono
loro a tenerci vivi scalare mi faceva mi
fa stare bene in quel momento ci siamo
solo io e la roccia sotto le mie
ho la percezione completa del mio corpo
sono nel momento presente perché sono
pienamente in quello che sto facendo
tutti gli altri problemi li lascio i
piedi della parete e io salgo in alto
lontano in quei cinque anni nonostante
le tante medicine che devo prendere i
costanti esami di controllo vissuto ma
nel 2012 quando 28 anni lei la malattia
si ripresentò era stata lì silente a
guardarmi e far sì che imparassi a
conoscermi come una spettatrice ogni
insegnante severa stavolta però più
aggressiva di prima
essendo autoimmune è difficile e spesso
impossibile sapere il suo evolversi e
quando il dottore mi ha detto che
nell’arco di due mesi
sarei dovuta entrare in dialisi sono
salite in macchina che se la portiera e
ho cominciato a piangere così tanto che
ho vomitato come se volessi buttarla
fuori sta malattia
i miei genitori e mia zia ne fecero
tutti gli esami perdonarmi un rene ed
evitar mila dialisi ma nessuna era
compatibile con me così non c’era più
tempo e mi operarono mi misero un
accesso nell’addome per fare la dialisi
peritoneale ogni quattro ore
notte e giorno mi dovevo caricare e
scaricare l’addome di questo liquido che
per osmosi avrebbe dovuto purificarmi
dalle tossine ed all’acqua ed è avanti
così per cinque mesi ma come non
funzionava così si provò ancora a
lasciarmi attaccata questa macchina
dalla mattina alla sera in un letto
senza potermi muovere per due settimane
ininterrotte ma avendo avuto una brutta
peritonite da bambina mio peritoneo era
lesionato e quindi questo tipo di
dialisi con meno funziona mi sentivo
come avvelenata e ho fatto pensieri di
cui mi vergogno profondamente ma ero
stanca e la mia testa era fuori
controllo
adesso se guardo indietro a quei
pensieri così bui che ho fatto sono così
contenta di non aver mollato perché mi
sarei persa delle cose meravigliose che
la vita mi ha dato e sta continuando ad
armi
però tra tossine danko ha presi quasi 11
kg che mi mandarono a finire anche nel
pericardio la stacca che contiene il
cuore così mi trasferiranno d’urgenza in
ambulanza respirava a fatica
mi faceva paura anche solo pensarlo a
quella parola ma mi stava spegnendo e
non volevo così ho cominciato a dire al
medico dell’ambulanza che non volevo
morire
[Applauso]
lui mi stringeva la mano e io continuavo
a dirlo in continuazione thing ho chiuso
gli occhi non mi ricordo più niente
nessuno dei flash di un quadro arancione
con di girarne sori alla mia sinistra e
di mia mamma che piangeva la mia destra
il medico il mattino dopo mi disse che
avevo passato tutta la notte attaccata
una macchina per l’emodialisi mi avevano
salvata dopo un mese mi dimisero amy
mandare una casa e da lì cominciò la mia
vita da dializzata tre volte a settimana
andava in ospedale mi sdraiavo su quel
letto e stavo quattro aree attaccata
questa macchina che diventò la mia
l’ospedale difende la mia seconda casa e
gli infermieri come una famiglia
non potevo bere se non mezzo litro di
acqua al giorno quando faceva caldo
guardavo la bottiglia d’acqua come se
fosse una droga
avevo sete volevo bere ma non potevo poi
piangevo perché sapevo che mi faceva
male alle volte arrivano a prendere
anche 34 kg da una dialisi all’altra
alle volte bevevo di nascosto come semi
nascondessi anche da me stessa sei anni
così la velocità della mia vita cambiò
di nuovo questa volta scandita da una
macchina altre volte a settimana mi misi
lista per il trapianto e da quel momento
il mio telefono doveva essere sempre
reperibile notte giorno potevo essere
chiamata in qualsiasi momento
il dottore mi dicevano che con il
trapianto sarei rinata che sarei tornata
a vivere ma io non volevo aspettare
volevo vivere nonostante la dialisi
volevo decidere io la velocità della mia
vita però essere in dialisi un po come
vive la metà
un giorno sì e uno no si è attaccato a
questa macchina e quando usciva
dall’ospedale ero sfinita però anche se
viveva al 50 per cento non sapevo quanto
avrei dovuto aspettare per essere
trapiantata ma sappiamo invece che più
mi fossi rifugiate assopita nella
malattia meno avrei fatto meno avrei
quindi ho deciso che io quel vive la
metà volevo viverlo appieno i giorni
lontano dalla macchina erano miei in
quel 50 per cento che mi rimaneva della
mia vita mi ricaricavo e mi creava dei
momenti di raccoglievo e li portavo con
me in ospedale
i miei momenti felici quelli che ti
fanno volare come peter pan
ero lì in un letto attaccato una
macchina ma il mio cuore era nei luoghi
che amavo a scalare con gli amici in
mezzo alla natura che cominciai a
scalare all’inizio con difficoltà piano
piano ma ancora più convinta e passione
scegliendo la forza di volontà invece di
abbandonarmi alla malattia era dura ma
ci provavo i miei limiti erano diversi
da come li immaginavo scalare forse
proprio per il fatto di ascendere aveva
in sé qualcosa di spirituale oltre che
terapeutico per me la fatica di arrivare
in cima veniva ripagata dalla bellezza
del panorama che si poteva scorgere
dalla su l’altezza mi spaventava ma mi
aiutava a spostare i miei limiti un po
un po più oltre come con la malattia
dove la sofferenza il dolore mi facevano
le scoprire un po più forte scoprivo
metro dopo metro il coraggio che si
nasconde dietro ad affrontare qualcosa
in tutto questo ha avuto al mio fianco
una persona speciale mio compagno
stefano che mi ha sempre aiutata
supportata e incoraggiata e amata spesso
partivamo con il nostro furgone prenota
vole dialisi in giro per gli ospedali in
italia questo mi aiutava sentirmi un po
meno in quella gabbia della dialisi
ho viaggiato sapendo sempre che non
potevo allontanarmi più di tanto perché
la chiamata che aspettavo per il
trapianto poteva arrivare in qualsiasi
momento ma la cosa più meravigliosa che
stefano mi ha regalato è stata la
libertà insieme facciamo un corso
imparammo utilizzare una macchina per
l’emodialisi portatile che chiamai irene
ne divenne mio caregiver colui che si
prende cura
e così fece divenne un infermiere
imparò a mettermi gli aghi a usare la
macchina collegandomi tutti i tubi i
filtri le linee le sacche di dializzato
imparammo tutte e due a diventare un po
più indipendenti empoli ieri
dall’ospedale
io stefano e irena
lasciamo andare a scalare in spagna era
un sogno per me essere in quei luoghi
scalavamo su questa roccia di
conglomerato pazzesca che avevo visto
solo in foto
ero felice in questi sei anni anche se
ho vissuto a metà sono riuscite a vivere
ma ci sono stati anche tanti momenti
difficili perché la dialisi e dura ti
distrugge pian piano ti mangia ogni
volta che ti attacchi alla macchina come
se lei si prendesse un pezzettino di te
durante questi anni ho subito diversi
ricoveri ogni volta una batosta dalla
quale doversi rialzare ci sono stati
alti e bassi spesso troppo bassi ma la
scalata mi riportava in alto era un
punto fermo per me mi faceva star bene
mi faceva dimenticare tutto mi faceva
vivere ed è diventato una delle mie
migliori medicine ma l’ultimo anno di
dian di dialisi ero veramente stanca
tanto il fisico era come se pian piano
perdessi pezzi ma nove mesi fa il 2
febbraio alle quattro e mezza di notte
quel telefono che avevo perennemente
acceso sul comodino squillo però
all’ospedale molinette di torino mi
senti svenire c’era c’era un rene
avevo lo zainetto pronto con tutte le
cose per l’ospedale e il mio pigiamino
con gli unicorni colorati ormai da sei
anni nell’armadio che aspettava di
essere afferrato di corsa dopo 48 ed il
viaggio eravamo a torino e davanti alla
porta del reparto con sopra scritto
trapianto di rene mi fermai un attimo
realizzare quello che stava succedendo
ero agitatissima ma da quando entrai lì
dentro capi che ero come in famiglia né
accudirono mi tranquillizzarono mi
trapiantarono e mi fecero davvero
rinascere quando poco dopo essermi
svegliata dall’operazione ho fatto la
mia prima pp dopo tutti quegli anni ho
pianto così tanto di gioia che il mio
cuore esplodeva tutto questo è stato
possibile al dono immenso che ho
ricevuto
la donazione di organi io credo che sia
l’atto di amore più puro e
incondizionato con l’umanità possa fare
e donare vita veramente e io questo dirò
questo dono e lo porterò con me
proteggendole curandolo per tutto il
tempo che mi sarà possibile con
gratitudine e riconoscenza e ora mi
sento come se respirasse a pieni polmoni
in ossigeno pulito e fresco
amo scalare quanto l’amava prima e sono
contento di non aver mai abbandonato una
questa passione che mi ha tenuta viva
nel fluire di questi ultimi dieci anni
ho compreso anche ciò che mi è svuotata
e distrutta è come se mi fossi
frantumata per diventare un po più
integra ho imparato la gentilezza
dell’accettare l’aggressività del
combattere ma anche sollievo della
abbandonarmi e da quei giorni così
difficili o raccolte gli insegnamenti
più grandi che potessi ricevere la
consapevolezza che non ci conosciamo mai
fino in fondo è che i nostri limiti sono
ben al di là di quelle che possiamo
immaginare che bisogna utilizzare la
volontà questo motore così potente che
abbiamo che ci fa rialzare anche quando
sembra che quel peso su di noi sia
troppo grande anche se so che il futuro
sarà così incerto e che il trapianto non
sarà per sempre visto la mia malattia
autoimmune però il profondo significato
che sta avendo tutto questo per me sarai
terra
e tutte le cicatrici che porta mi
ricordano che sono viva che sono
sopravvissuta mi ricordano di essere
grato ogni singolo giorno e che la vita
un dono inestimabile per questo vivetela
pieno coltivati delle passioni che vi
tengono vivi che vi facciano battere il
cuore e brillare gli occhi è che la sera
prima di andare a dormire
vi facciano riprovare un’emozione è
impossibile far capire tutto quello che
ho vissuto in questi dieci anni ma sono
sicura che ognuno di voi nella vita ha
avuto combattere accettare rialzarsi e
attraverso queste esperienze crescere e
ha compreso di più se stesso quindi non
lasciate mai che si spenga la scintilla
della speranza questo di te la voglia di
lottare e di non mollare mai anche
quando tutto sembra buio di apprezzare
di più quello che abbiamo rispetto a
lamentarsi di quello che non abbiamo
ho imparato che gli anni dei sogni che
pensavo di aver perso 23 anni quando ho
scoperto di essere malata non sono gli
unici anni per sognare
non c’è età per sognare anzi adesso
sogna ancora di più con la
consapevolezza che con la forza di
volontà possa cercare di realizzarli
[Applauso]
[Musica] no
per sei anni non ho fatto la pipì
neanche un goccio potevo bere solo mezzo
litro di acqua al giorno i miei reni non
funzionavano più non buttavano più fuori
nell’acqua nelle tossine
ed è incredibile come ci si accorga di
tutte le funzioni che un organo solo
quando smette di funzionare la mia
velocità ha 23 anni è cambiata proprio
nel momento in cui si cerca la propria
strada e se nel pieno della voglia di
viverla questa vita negli anni in cui si
è ancora bambini per segnare ma già
adulti per realizzare per me non
esisteva più una velocità un tempo mi
ero persa
era come se tutto si fosse fermato avevo
incontrato un muro c’è un uovo sbattuto
contro e liszt era bloccato tutto
diagnosi di glomerulonefrite cronica da
immuno complessi o malattia di barge una
malattia autoimmune che colpisce i reni
adesso sapevo che sarà impossessato dei
miei sogni e dei miei punti saldi è
l’unica che certezza che avevo in quel
momento era il nome della malattia che
però al suo interno va la parola cronica
e da quel momento ho capito che io e lei
avremmo vissuto per sempre insieme per
arrivare alla diagnosi ci vollero più di
due mesi ininterrotti di ospedale in
balia di diversi tipi di cure mi sentivo
annullata e svuotata di emozioni mi
guardavo allo specchio del bagnetto di
quella camera di ospedale e non mi
riconoscevo più fissavo i miei occhi ed
era come se vedessi vuoto dentro di me
una visto nero senza luce per via delle
forti dosi di medicine perdevo i capelli
ricci non esistevano più erano radi e
venivano via ciò che ero completamente
disabilitata faticavo a camminare alzare
in piedi non avevo più muscolo e le
terapie che dovevo fare erano molto
forti
il cvc il catetere che ha voglia e
l’arteria giugulare del colle non
riuscivo neanche a guardarlo piangevo in
silenzio nel silenzio che mi sovrastava
e ogni giorno di quei due mesi
svegliarmi la mattina ramo regalo
quella volta sono entrata al 17 febbraio
in ospedale e ne sono uscita in aprile
inoltrato attraverso la finestra della
mia camera del reparti nefrologia ho
visto scendere la neve la pioggia e poi
le foglie ricrescere se rami spogli
l’erba verde e fiori sbocciare quella
primavera la sentivo anche dentro di me
avevo voglia di rinascere anche io
nonostante tutto mi sdraiavo sul letto
di fianco quella finestra chiudevo gli
occhi e immaginavo di essere in montagna
sotto il monviso le mie montagne di casa
dove passavo tanto tempo prima di
entrare in ospedale a camminare ecco le
persone a cui volevo bene che comincia a
immaginare assegnare e mi faceva stare
bene avevo capito che esistevano dei
lati di me stessa che non conoscevo che
potevo tirare fuori una forza di reagire
che per me era inaspettata volevo vivere
avrei combattuto con tutte le mie forze
piuttosto di perdere a questa
possibilità
da quel momento ho capito che davvero la
volontà e la forza più grande che
abbiamo
prendevo più di sedici pasti al giorno
più varie lezioni di altre medicine ma
volevo essere felice la cosa che più mi
rendeva tale era stare in mezzo alla
natura
avevo bisogno di sentirla questa vita
avevo capito che era fragile ed effimera
la vedevo scorrere ma non la percepivo
più volevo sentirla toccarla emozionarmi
e viverla e l’arrampicata mi travolse
come un fiume in piena
accese una scintilla un fuoco avevo già
provato anni prima a scalare ma ero
troppo presa dalla velocità della vita e
non avevo tempo da dedicare a una
passione devo creare e progettare la mia
strada
ma dopo tutto quello che mi era successo
avevo capito che la nostra strada si
crea pian piano in base all’esperienza
che facciamo e che non è il caso di
progettare troppo perché le che le
passioni che accendono in noi delle
scintille vanno ascoltate perché sono
loro a tenerci vivi scalare mi faceva mi
fa stare bene in quel momento ci siamo
solo io e la roccia sotto le mie
ho la percezione completa del mio corpo
sono nel momento presente perché sono
pienamente in quello che sto facendo
tutti gli altri problemi li lascio i
piedi della parete e io salgo in alto
lontano in quei cinque anni nonostante
le tante medicine che devo prendere i
costanti esami di controllo vissuto ma
nel 2012 quando 28 anni lei la malattia
si ripresentò era stata lì silente a
guardarmi e far sì che imparassi a
conoscermi come una spettatrice ogni
insegnante severa stavolta però più
aggressiva di prima
essendo autoimmune è difficile e spesso
impossibile sapere il suo evolversi e
quando il dottore mi ha detto che
nell’arco di due mesi
sarei dovuta entrare in dialisi sono
salite in macchina che se la portiera e
ho cominciato a piangere così tanto che
ho vomitato come se volessi buttarla
fuori sta malattia
i miei genitori e mia zia ne fecero
tutti gli esami perdonarmi un rene ed
evitar mila dialisi ma nessuna era
compatibile con me così non c’era più
tempo e mi operarono mi misero un
accesso nell’addome per fare la dialisi
peritoneale ogni quattro ore
notte e giorno mi dovevo caricare e
scaricare l’addome di questo liquido che
per osmosi avrebbe dovuto purificarmi
dalle tossine ed all’acqua ed è avanti
così per cinque mesi ma come non
funzionava così si provò ancora a
lasciarmi attaccata questa macchina
dalla mattina alla sera in un letto
senza potermi muovere per due settimane
ininterrotte ma avendo avuto una brutta
peritonite da bambina mio peritoneo era
lesionato e quindi questo tipo di
dialisi con meno funziona mi sentivo
come avvelenata e ho fatto pensieri di
cui mi vergogno profondamente ma ero
stanca e la mia testa era fuori
controllo
adesso se guardo indietro a quei
pensieri così bui che ho fatto sono così
contenta di non aver mollato perché mi
sarei persa delle cose meravigliose che
la vita mi ha dato e sta continuando ad
armi
però tra tossine danko ha presi quasi 11
kg che mi mandarono a finire anche nel
pericardio la stacca che contiene il
cuore così mi trasferiranno d’urgenza in
ambulanza respirava a fatica
mi faceva paura anche solo pensarlo a
quella parola ma mi stava spegnendo e
non volevo così ho cominciato a dire al
medico dell’ambulanza che non volevo
morire
[Applauso]
lui mi stringeva la mano e io continuavo
a dirlo in continuazione thing ho chiuso
gli occhi non mi ricordo più niente
nessuno dei flash di un quadro arancione
con di girarne sori alla mia sinistra e
di mia mamma che piangeva la mia destra
il medico il mattino dopo mi disse che
avevo passato tutta la notte attaccata
una macchina per l’emodialisi mi avevano
salvata dopo un mese mi dimisero amy
mandare una casa e da lì cominciò la mia
vita da dializzata tre volte a settimana
andava in ospedale mi sdraiavo su quel
letto e stavo quattro aree attaccata
questa macchina che diventò la mia
l’ospedale difende la mia seconda casa e
gli infermieri come una famiglia
non potevo bere se non mezzo litro di
acqua al giorno quando faceva caldo
guardavo la bottiglia d’acqua come se
fosse una droga
avevo sete volevo bere ma non potevo poi
piangevo perché sapevo che mi faceva
male alle volte arrivano a prendere
anche 34 kg da una dialisi all’altra
alle volte bevevo di nascosto come semi
nascondessi anche da me stessa sei anni
così la velocità della mia vita cambiò
di nuovo questa volta scandita da una
macchina altre volte a settimana mi misi
lista per il trapianto e da quel momento
il mio telefono doveva essere sempre
reperibile notte giorno potevo essere
chiamata in qualsiasi momento
il dottore mi dicevano che con il
trapianto sarei rinata che sarei tornata
a vivere ma io non volevo aspettare
volevo vivere nonostante la dialisi
volevo decidere io la velocità della mia
vita però essere in dialisi un po come
vive la metà
un giorno sì e uno no si è attaccato a
questa macchina e quando usciva
dall’ospedale ero sfinita però anche se
viveva al 50 per cento non sapevo quanto
avrei dovuto aspettare per essere
trapiantata ma sappiamo invece che più
mi fossi rifugiate assopita nella
malattia meno avrei fatto meno avrei
quindi ho deciso che io quel vive la
metà volevo viverlo appieno i giorni
lontano dalla macchina erano miei in
quel 50 per cento che mi rimaneva della
mia vita mi ricaricavo e mi creava dei
momenti di raccoglievo e li portavo con
me in ospedale
i miei momenti felici quelli che ti
fanno volare come peter pan
ero lì in un letto attaccato una
macchina ma il mio cuore era nei luoghi
che amavo a scalare con gli amici in
mezzo alla natura che cominciai a
scalare all’inizio con difficoltà piano
piano ma ancora più convinta e passione
scegliendo la forza di volontà invece di
abbandonarmi alla malattia era dura ma
ci provavo i miei limiti erano diversi
da come li immaginavo scalare forse
proprio per il fatto di ascendere aveva
in sé qualcosa di spirituale oltre che
terapeutico per me la fatica di arrivare
in cima veniva ripagata dalla bellezza
del panorama che si poteva scorgere
dalla su l’altezza mi spaventava ma mi
aiutava a spostare i miei limiti un po
un po più oltre come con la malattia
dove la sofferenza il dolore mi facevano
le scoprire un po più forte scoprivo
metro dopo metro il coraggio che si
nasconde dietro ad affrontare qualcosa
in tutto questo ha avuto al mio fianco
una persona speciale mio compagno
stefano che mi ha sempre aiutata
supportata e incoraggiata e amata spesso
partivamo con il nostro furgone prenota
vole dialisi in giro per gli ospedali in
italia questo mi aiutava sentirmi un po
meno in quella gabbia della dialisi
ho viaggiato sapendo sempre che non
potevo allontanarmi più di tanto perché
la chiamata che aspettavo per il
trapianto poteva arrivare in qualsiasi
momento ma la cosa più meravigliosa che
stefano mi ha regalato è stata la
libertà insieme facciamo un corso
imparammo utilizzare una macchina per
l’emodialisi portatile che chiamai irene
ne divenne mio caregiver colui che si
prende cura
e così fece divenne un infermiere
imparò a mettermi gli aghi a usare la
macchina collegandomi tutti i tubi i
filtri le linee le sacche di dializzato
imparammo tutte e due a diventare un po
più indipendenti empoli ieri
dall’ospedale
io stefano e irena
lasciamo andare a scalare in spagna era
un sogno per me essere in quei luoghi
scalavamo su questa roccia di
conglomerato pazzesca che avevo visto
solo in foto
ero felice in questi sei anni anche se
ho vissuto a metà sono riuscite a vivere
ma ci sono stati anche tanti momenti
difficili perché la dialisi e dura ti
distrugge pian piano ti mangia ogni
volta che ti attacchi alla macchina come
se lei si prendesse un pezzettino di te
durante questi anni ho subito diversi
ricoveri ogni volta una batosta dalla
quale doversi rialzare ci sono stati
alti e bassi spesso troppo bassi ma la
scalata mi riportava in alto era un
punto fermo per me mi faceva star bene
mi faceva dimenticare tutto mi faceva
vivere ed è diventato una delle mie
migliori medicine ma l’ultimo anno di
dian di dialisi ero veramente stanca
tanto il fisico era come se pian piano
perdessi pezzi ma nove mesi fa il 2
febbraio alle quattro e mezza di notte
quel telefono che avevo perennemente
acceso sul comodino squillo però
all’ospedale molinette di torino mi
senti svenire c’era c’era un rene
avevo lo zainetto pronto con tutte le
cose per l’ospedale e il mio pigiamino
con gli unicorni colorati ormai da sei
anni nell’armadio che aspettava di
essere afferrato di corsa dopo 48 ed il
viaggio eravamo a torino e davanti alla
porta del reparto con sopra scritto
trapianto di rene mi fermai un attimo
realizzare quello che stava succedendo
ero agitatissima ma da quando entrai lì
dentro capi che ero come in famiglia né
accudirono mi tranquillizzarono mi
trapiantarono e mi fecero davvero
rinascere quando poco dopo essermi
svegliata dall’operazione ho fatto la
mia prima pp dopo tutti quegli anni ho
pianto così tanto di gioia che il mio
cuore esplodeva tutto questo è stato
possibile al dono immenso che ho
ricevuto
la donazione di organi io credo che sia
l’atto di amore più puro e
incondizionato con l’umanità possa fare
e donare vita veramente e io questo dirò
questo dono e lo porterò con me
proteggendole curandolo per tutto il
tempo che mi sarà possibile con
gratitudine e riconoscenza e ora mi
sento come se respirasse a pieni polmoni
in ossigeno pulito e fresco
amo scalare quanto l’amava prima e sono
contento di non aver mai abbandonato una
questa passione che mi ha tenuta viva
nel fluire di questi ultimi dieci anni
ho compreso anche ciò che mi è svuotata
e distrutta è come se mi fossi
frantumata per diventare un po più
integra ho imparato la gentilezza
dell’accettare l’aggressività del
combattere ma anche sollievo della
abbandonarmi e da quei giorni così
difficili o raccolte gli insegnamenti
più grandi che potessi ricevere la
consapevolezza che non ci conosciamo mai
fino in fondo è che i nostri limiti sono
ben al di là di quelle che possiamo
immaginare che bisogna utilizzare la
volontà questo motore così potente che
abbiamo che ci fa rialzare anche quando
sembra che quel peso su di noi sia
troppo grande anche se so che il futuro
sarà così incerto e che il trapianto non
sarà per sempre visto la mia malattia
autoimmune però il profondo significato
che sta avendo tutto questo per me sarai
terra
e tutte le cicatrici che porta mi
ricordano che sono viva che sono
sopravvissuta mi ricordano di essere
grato ogni singolo giorno e che la vita
un dono inestimabile per questo vivetela
pieno coltivati delle passioni che vi
tengono vivi che vi facciano battere il
cuore e brillare gli occhi è che la sera
prima di andare a dormire
vi facciano riprovare un’emozione è
impossibile far capire tutto quello che
ho vissuto in questi dieci anni ma sono
sicura che ognuno di voi nella vita ha
avuto combattere accettare rialzarsi e
attraverso queste esperienze crescere e
ha compreso di più se stesso quindi non
lasciate mai che si spenga la scintilla
della speranza questo di te la voglia di
lottare e di non mollare mai anche
quando tutto sembra buio di apprezzare
di più quello che abbiamo rispetto a
lamentarsi di quello che non abbiamo
ho imparato che gli anni dei sogni che
pensavo di aver perso 23 anni quando ho
scoperto di essere malata non sono gli
unici anni per sognare
non c’è età per sognare anzi adesso
sogna ancora di più con la
consapevolezza che con la forza di
volontà possa cercare di realizzarli
[Applauso]
[Musica] no
Please follow and like us: