
L’altro giorno qui in Inghilterra, a Brighton, ero in palestra e parlavo con uno di quei
tizi di cui si parla sempre, no? Italia, Inghilterra,
ma chi avete voi, chi abbiamo noi.
Voi c’avete la pizza, ma voi cosa avete? Ma noi invece abbiamo il campione del mondo di boxe…
A un certo punto per farla finita, calo la carta Valentino Rossi.
Dico si va bè noi abbiamo Valentino Rossi.
E questo tizio si è inginocchiato!
Belin, si è inginocchiato! Ora ho varie domande da farvi. La prima è:
quanti di noi hanno un brand, un prodotto, un servizio, che quando lo dici
la gente si inginocchia? Non so, c’è il papa,
c’è Valentino Rossi, non è che ce ne sia tanti là fuori.
La seconda considerazione è che questo fosse semplicemente un pazzo furioso fuori di testa,
– possibile, assolutamente possibile – la terza opzione invece,
è prendere atto del fatto che il nostro Valentino Rossi,
avete sentito? D’istinto, il nostro Valentino Rossi, no?
Valentino Rossi sia un brand di culto, è un brand
ormai epico, e spesso con questi grandi personaggi
uno fa l’errore di pensare che siccome
hanno un sacco di soldi, hanno vinto tutto,
allora, sono un brand di culto per quello. Invece non è mica vero.
Non so, Ivan Lendl, ha vinto tutto, è stato numero uno
del mondo, un personaggio pazzesco, certo per chi giocava a tennis
è stato un grande, ma non è mai diventato un personaggio di culto.
Perché? Perchè non era un personaggio così, non era un brand in grado
di catalizzare l’attenzione come ad esempio uno come Valentino Rossi
riesce a fare. Perché? Un primo aspetto evidente
è la longevità. Ha 38 anni, per altro non ci credevo che Valentino Rossi
avesso 38 anni, perché è un po’ come Gianni Morandi.
È uno di quelli che sembra sempre un bambino.
Significa che è un brand che c’è da sempre, per la mia generazione – 45 anni –
più o meno c’è da sempre Valentino Rossi. Sempre ad alti livelli.
O ha vinto o è arrivato secondo,
o ha sempre fatto discutere. Questo significa che se tu eri
un competitor di Valentino Rossi, 20 anni fa, dovevi abituarti
all’idea di competere ad altissimo livello per i prossimi
20 anni. Che è un casino, è un po’ quella visione di lungo periodo
di Jeff Bezos di Amazon, ecco una roba del genere.
E come pubblico invece hai un brand che di fatto
diventa l’eroe nazionale. Quando le cose vanno di sfiga, Valentino Rossi
spesso ci ha dato momenti di gioia, capito.
Una seconda caratteristica è che Valentino Rossi non è un io
ma è un noi, e in effetti se ci pensate è un po’ come la campagna di Obama del 2008.
La campagna era: Yes, we can.
Non ha detto: Yes, I can. E Valentino Rossi è la stessa cosa.
È un uomo da tribù, quando vedete che ha la sua
VR46 tribù perchè è uno capace di costruire
questo tipo di relazioni. I super true fans,
quelli che proprio vanno fuori di testa per Valentino.
Ecco lui ha questa capacità perchè tu sei parte del progetto.
Se perdi perdiamo insieme, se vinci vinciamo insieme. E per questo,
terza caratteristica, gli perdoni un po’ tutto, tutti i suoi alti e bassi
eccetera, eccetera. A parte che in Italia, non ti perdonano
un insuccesso, questa è una cosa sempre da ricordarsi ma è vera.
Uno come Valentino Rossi che ha incassato, leggevo
un articolo di Euro Sport, dal 2000 ad oggi una cifra tipo
350 milioni di euro, chiaramente da un lato sei contento
dall altro sai com’è in Italia, no? Uhuuu!
In più ha avuto tutti i vari casini col fisco in teoria il brand
si sarebbe potuto diluire, invece non è successo questo, perché?
Perché glielo perdoni, e perché glielo perdoni?
Perchè alla fine tu gli credi. Steve Jobs diceva:
“Brand in the end is trust” il brand alla fine è la fiducia
e tu credi a Valentino Rossi.
Perché? Numero uno perché ha portato risultati negli anni,
è stato molto sempre consistente.
Con lui hai i fatti che parlano. Una seconda caratteristica è che
gli credi perché emotivamente c’è un rapporto
molto forte, è uno intenso, è uno che emoziona.
Voglio dire quando Sampras entrava a giocare
a tennis, era perfetto, era un fenomeno, ma era noioso.
Per me, per altro ho un libro di Sampras dietro, grande fan di Sampras,
intendiamoci. Valentino Rossi, invece è uno che emoziona,
nel bene o nel male emoziona e questo ti fa vibrare
capito come una corda e a quel punto tu sei in relazione, con lui.
E la terza caratteristica, è che non è perfetto, dichiaratamente non è perfetto.
Che è il suo bello, meno bello per gli avversari,
perché va giù piatto, no? Quando va giù in pista, e quando è fuori, nelle interviste
ehhe è uno che va dentro come un toro,
dentro tutte le scarpe.
“Lui è solito fare queste stronzate, evidentemente gli tira il culo arrivare dietro tutte le domeniche!
Ciao!” Un altro aspetto che chiude il cerchio di questo brand pazzesco
che ormai è diventato Valentino Rossi è che vedi uno
guidato dalla passione, per cui andare su una moto
non è un lavoro.
tizi di cui si parla sempre, no? Italia, Inghilterra,
ma chi avete voi, chi abbiamo noi.
Voi c’avete la pizza, ma voi cosa avete? Ma noi invece abbiamo il campione del mondo di boxe…
A un certo punto per farla finita, calo la carta Valentino Rossi.
Dico si va bè noi abbiamo Valentino Rossi.
E questo tizio si è inginocchiato!
Belin, si è inginocchiato! Ora ho varie domande da farvi. La prima è:
quanti di noi hanno un brand, un prodotto, un servizio, che quando lo dici
la gente si inginocchia? Non so, c’è il papa,
c’è Valentino Rossi, non è che ce ne sia tanti là fuori.
La seconda considerazione è che questo fosse semplicemente un pazzo furioso fuori di testa,
– possibile, assolutamente possibile – la terza opzione invece,
è prendere atto del fatto che il nostro Valentino Rossi,
avete sentito? D’istinto, il nostro Valentino Rossi, no?
Valentino Rossi sia un brand di culto, è un brand
ormai epico, e spesso con questi grandi personaggi
uno fa l’errore di pensare che siccome
hanno un sacco di soldi, hanno vinto tutto,
allora, sono un brand di culto per quello. Invece non è mica vero.
Non so, Ivan Lendl, ha vinto tutto, è stato numero uno
del mondo, un personaggio pazzesco, certo per chi giocava a tennis
è stato un grande, ma non è mai diventato un personaggio di culto.
Perché? Perchè non era un personaggio così, non era un brand in grado
di catalizzare l’attenzione come ad esempio uno come Valentino Rossi
riesce a fare. Perché? Un primo aspetto evidente
è la longevità. Ha 38 anni, per altro non ci credevo che Valentino Rossi
avesso 38 anni, perché è un po’ come Gianni Morandi.
È uno di quelli che sembra sempre un bambino.
Significa che è un brand che c’è da sempre, per la mia generazione – 45 anni –
più o meno c’è da sempre Valentino Rossi. Sempre ad alti livelli.
O ha vinto o è arrivato secondo,
o ha sempre fatto discutere. Questo significa che se tu eri
un competitor di Valentino Rossi, 20 anni fa, dovevi abituarti
all’idea di competere ad altissimo livello per i prossimi
20 anni. Che è un casino, è un po’ quella visione di lungo periodo
di Jeff Bezos di Amazon, ecco una roba del genere.
E come pubblico invece hai un brand che di fatto
diventa l’eroe nazionale. Quando le cose vanno di sfiga, Valentino Rossi
spesso ci ha dato momenti di gioia, capito.
Una seconda caratteristica è che Valentino Rossi non è un io
ma è un noi, e in effetti se ci pensate è un po’ come la campagna di Obama del 2008.
La campagna era: Yes, we can.
Non ha detto: Yes, I can. E Valentino Rossi è la stessa cosa.
È un uomo da tribù, quando vedete che ha la sua
VR46 tribù perchè è uno capace di costruire
questo tipo di relazioni. I super true fans,
quelli che proprio vanno fuori di testa per Valentino.
Ecco lui ha questa capacità perchè tu sei parte del progetto.
Se perdi perdiamo insieme, se vinci vinciamo insieme. E per questo,
terza caratteristica, gli perdoni un po’ tutto, tutti i suoi alti e bassi
eccetera, eccetera. A parte che in Italia, non ti perdonano
un insuccesso, questa è una cosa sempre da ricordarsi ma è vera.
Uno come Valentino Rossi che ha incassato, leggevo
un articolo di Euro Sport, dal 2000 ad oggi una cifra tipo
350 milioni di euro, chiaramente da un lato sei contento
dall altro sai com’è in Italia, no? Uhuuu!
In più ha avuto tutti i vari casini col fisco in teoria il brand
si sarebbe potuto diluire, invece non è successo questo, perché?
Perché glielo perdoni, e perché glielo perdoni?
Perchè alla fine tu gli credi. Steve Jobs diceva:
“Brand in the end is trust” il brand alla fine è la fiducia
e tu credi a Valentino Rossi.
Perché? Numero uno perché ha portato risultati negli anni,
è stato molto sempre consistente.
Con lui hai i fatti che parlano. Una seconda caratteristica è che
gli credi perché emotivamente c’è un rapporto
molto forte, è uno intenso, è uno che emoziona.
Voglio dire quando Sampras entrava a giocare
a tennis, era perfetto, era un fenomeno, ma era noioso.
Per me, per altro ho un libro di Sampras dietro, grande fan di Sampras,
intendiamoci. Valentino Rossi, invece è uno che emoziona,
nel bene o nel male emoziona e questo ti fa vibrare
capito come una corda e a quel punto tu sei in relazione, con lui.
E la terza caratteristica, è che non è perfetto, dichiaratamente non è perfetto.
Che è il suo bello, meno bello per gli avversari,
perché va giù piatto, no? Quando va giù in pista, e quando è fuori, nelle interviste
ehhe è uno che va dentro come un toro,
dentro tutte le scarpe.
“Lui è solito fare queste stronzate, evidentemente gli tira il culo arrivare dietro tutte le domeniche!
Ciao!” Un altro aspetto che chiude il cerchio di questo brand pazzesco
che ormai è diventato Valentino Rossi è che vedi uno
guidato dalla passione, per cui andare su una moto
non è un lavoro.
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