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Il Tuo Cellulare è fatto dagli Schiavi


Questi oggetti qua, cellulari, gadget tecnologici vari, batterie,
sono fatti grazie agli schiavi. Gli schiavi, gli schiavi veri.
E lo si sa almeno dal 2000. Ci sono stati vari documentari,
fino ad arrivare ad oggi, Kevin Bales, è uscito a inizio anno con un libro
“Blood and earth: modern slavery”, Amnesty è uscito un mesetto fa,
su quello che sta succedendo riguardo al cobalto, eccetera eccetera, si sa.
Il problema sottile è che non sono i player tech,
che anzi hanno miliardi di policy in atto di tutela del lavoro,
del lavoro minorile, eccetera, a impiegare gli schiavi;
ma le materie prime per fare questo oggetto qua,
da qualche parte le devi estrarre, ed è ovvio amici miei, perché
per fare questi oggetti servono i materiali, le materie prime.
Non è che Tim Cook si mette lì e per fare l’ I-Phone 6
con la forza del pensiero, puf! Lo materializza!
E quali sono queste materie prime? Ad esempio il cobalto,
ad esempio il Coltan, e dove stanno queste materie prime?
In qualche miniera, in giro per il mondo, ad esempio in Congo.
Che esporta tonnellate e tonnellate di questi materiali,
più cellulare devi produrre e più hai bisogno di questi materiali.
E nel Congo secondo voi, qual è la situazione?
Una situazione dove arrivano i lavoratori, vanno giù
nelle miniere professionali tutti belli con i loro caschettini,
controllati, certificati, tutelati… E dai…
Sono decadi in Congo di guerre civili, genocidi, casini.
In quelle miniere lì a scavare a mani nude con il martello, chi vuoi che ci vada?
Poveri cristi, la gente del posto che non ha una lira.
I bambini. Il tutto controllato dai vari criminali, dalle milizie armate di turno.
E il Business è servito.
Da un lato abbiamo l’immagine patinata, elegante,
super sexy, del nostro nuovo telefonino,
che però per diventare realtà, ha bisogno di bambini
che vanno in giro nei tunnel al buio
a trasportare rocce nel Congo.
Ma vi sembra possibile, porco il cazzo,
che i player di tecnologia, che sono in grado di monitorare qualunque tipo
di mini transazioni mini quantica,
non siano in grado di monitorare se il cobalto
o il cobaltuccio di turno che deve entrare in un cazzo di cellulare,
è stato estratto facendo crepare i bambini. Non so a voi,
ma a me non torna, sono sicuro che i player tecnologici
abbiano alti standard di produzione e richiedano
ai propri partner di rispettare una serie di standard, ma non è sufficiente.
E non puoi far finta di non sapere che alcuni materiali
qualcuno li deve estrarre, e in Congo con la situazione che c’è,
ma come cazzo vuoi che vengano estratti? Parliamo di vite,
non parliamo di certificazioni qui.
Se vogliamo davvero cambiare questa situazione,
non siamo noi consumatori che possiamo cambiarla più di tanto. Perché che cosa fai?
O non compri il cellulare, quindi vivi in un altro pianeta,
oppure dovresti comprare il cellulare verificando,
per esempio che il coltan non ci sia, ah no, ma c’è per forza,
che però sia estratto legalmente, allora apro,
aspetta, ah no ma l’I-Phone cazzo non posso neanche aprirlo… Ma non raccontiamocela.
L’anno scorso su Wired americano c’era un articolo dove si diceva
giustamente, che per la prima volta, l’industria tecnologica
è diventata il cattivo. Non era mai successo. Noi della Industry Tech
eravamo sempre quelli bravi, quelli fighi, quelli innovativi, quelli che cambiano il mondo.
Ma oggi inizia a non essere più così, e ci sono
mille esempi che son lì da vedere. Se non si cambia nel giro di pochi anni,
l’industria tech sarà considerata come un’industria petrolifera.
Gli unici soggetti che possono davvero cambiare le cose,
nel loro interesse, sono i grandi player di tecnologia, che devono
mettersi intorno a un tavolo e dire, ragazzi da oggi la regola
è molto semplice: qualunque prodotto realizziamo
deve contenere esclusivamente materie prime
e materiali che per essere prodotti non richiedano
che qualcuno muoia.
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