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Editori e Social Media: come pubblicano e quale strategia usano


ogni azienda oggi è un media e questo
lo sappiamo e allora andiamo a vedere
come alcuni dei più grandi editori al
mondo stanno affrontando il mondo dei
social media in particolare è uscito da
pochissimo questo studio molto bello
molto ben fatto molto approfondito del
tau center for digital giornalismo della
columbia university ha cercato di capire
studiando una settimana di pubblicazione
di contenuti in particolare in parte di
alcuni principali editori americani come
affrontano il mondo dei social e come
generale l’editoria sia cambiata
completamente con l’avvento di google e
facebook vi ricordo che google e
facebook la fanno da padrone dato pars
li fine 2016 il traffico proveniente da
facebook ai siti degli editori ammontava
a circa il 45 per cento quello da google
31 per cento per cui sono soggetti
fondamentali per chiunque pubblichi
informazioni considerazione numero uno
la quantità di contenuti postati dai
principali editori è gigantesca per
darvi un’idea nella settimana esaminata
da questo studio new york times e
huffington post hanno pubblicato circa
1660 volte ciascuno across the social t
he man addirittura 2.800 in altre parole
ci fate un video su questo andato a
vedere non è soltanto fatto di qualità
sui social devi produrre anche una
quantità enorme di contenuti per farti
notare seconda considerazione
interessante di questo studio è che
divide i contenuti netiv e network netiv
se voi postate su snap o se voi postate
su facebook stories appena uscito adesso
per tutti su facebook è un contenuto
nativo sta solo dentro la piattaforma
networks intende invece se tu pubblichi
su facebook ma con link che rimanda il
tuo sito
allora qui ci sono grandi differenze
dipende dal modello di business
in questo studio hanno individuato che
due terzi dei contenuti ad esempio della
finto imposta sono tutti i nativi per
quest’anno dentro la piattaforma
l’editore decide di fare giveaway decide
di pubblicare senza che la gente torni
sulle proprie proper tesa quei contenuti
new york times invece logica
completamente opposta solo il 16 per
cento dei contenuti sono nativi perché
perché vuole che la gente venga sui
propri siti e faccia su sky show non
compri servizio mensile per leggersi le
news di qualità da new york times su
questo interessante vedere anche la
suddivisione metà praticamente dei
contenuti monitorati sono nativi e metà
dei contenuti monitorati invece sono
la sensazione allora qual è che gli
editori non sapendo bene che pesci
prendere fanno entrambe le cose
da un lato cercano di sfruttare la
distribuzione di queste piattaforme
dall’altro lato cerca di produrre
contenuti sui propri siti per farsi di
tenere attaccati gli utenti poi dei casi
radicalmente estremi tipo now disk e non
ha neanche un sito loro posto non solo
sui social caso estremo terza
riflessione che ci portiamo a casa da
questo studio ripeto molto bello
andatelo a vedere molto lungo e che il
modello di business
purtroppo non è ancora chiaro a
moltissimi se non a tutti non si capisce
bene quale sarà il punto di equilibrio
per garantire anche la qualità di un
informazione perché chiariamoci per
postare sui social tutti gli editori si
sono buttati dentro con grandi titoloni
alla basf it click dating link dating
cercando di prendere l’attenzione più
possibile gli utenti perché quello è
il modo di competere sui social chi la
spara più grossa chi è più clamoroso
che al titolo che è più che ci a quel
punto porta a casa l’utente non è un
bel modo di fare informazione e lo sanno
perfettamente editori ma tesi opposta
allora proprio quella di calacanis che
il founder di inside che implica un sito
vi ricordate forse ma l’ho un po di anni
fa ha fatto mille pivot e oggi si chiama
inside fanno informazione tramite email
e kia email in sostanza la sua teoria
non affatto stupida perché sostiene che
se tu sei un editore e mandi una
comunicazione un’informazione via mail
non a intermediari di mezzo
devi stare a scrivere i titoli più
pazzesco inventarti chissà cosa tua
unica preoccupazione in quel caso è che
il tizio faccia anso scribe e non ti
segua più per cui tu sei ossessionato
da creare degli ottimi contenuti per
tenerti attaccato il lettore che è
un’ottima provocazione alcuni problemi
chiaramente numero 1 che il tasso
l’apertura delle mail click to write
ai minimi storici poi dipende
chiaramente da chi sei cosa fai io delle
email che apro al cento per cento
d’esempio assolutamente il rapporto che
ha instaurato però è molto difficile
il secondo punto è che tu comunque deve
promuovere i tuoi contenuti e dove li
promuove micheli promuovi via mail devi
comunque andare dove stanno gli utenti
al sospetto molte delle nuove
generazioni non hanno neanche la mail
per uno spunto di riflessione molto
interessante ci saranno editori in
futuro che cercheranno modelli nuovi
diversi e cercano di sganciarsi dalle
piattaforme
avranno successo perché saranno molto
in gamba creativi avranno idee fighe e
conquisterà nei lettori punto saranno
pochi però quelli che andranno contro
questi grandi giganti prendente vanno a
scomparire li darvin farà la sua
operazione di pulizia la seconda
categoria di editori invece sarà quella
che cercherà di sfruttare la scala i
numeri la potenza di fuoco dei facebook
google eccetera eccetera cercando di
trovare un compromesso e allo stesso
modo faranno una piattaforma editore
piattaforme per poter convivere alla
fine dei conti dovranno scendere a dei
compromessi lo stanno già facendo e
sarà sempre più così al posto di
concentrarsi su quello che vogliono
ottenere prima o poi dovranno fermarsi e
dire ok qual è il famoso proverbio sui
compromessi e che ognuna delle due parti
faccia qualche cosa che non vuole fare [Musica]
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